Mediaset pronta a rilanciare un format musicale storico ideato da Mike Bongiorno. Alla presentazione dei palinsesti del Gruppo televisivo, Gigi D’Alessio è stato scelto come direttore artistico d’eccezione del format che tra tradizione e pop, punta alla sfida di parlare a più generazioni nel linguaggio della melodia partenopea.
La canzone napoletana, designata patrimonio UNESCO, torna dunque in prima serata. Mediaset ha deciso di riaccendere nel 2027, una delle sue insegne più riconoscibili: «Viva Napoli». E per farlo ha scelto un nome che con Napoli ha costruito carriera, pubblico e linguaggio: D’Alessio.
Sarà lui il conduttore e il direttore artistico della nuova edizione dello show di Canale 5. Un passaggio di testimone che unisce due ere: quella di Mike Bongiorno, che negli anni ’90 lanciò il programma come celebrazione popolare della musica classica partenopea, e quella di oggi, in cui quel repertorio ha bisogno di nuove chiavi per arrivare ai più giovani.
Un format che nasce per raccontare Napoli cantando
«Viva Napoli» è nato con un’idea semplice e potente: prendere il patrimonio immenso della canzone classica napoletana, custodirlo, e al tempo stesso farlo vivere con arrangiamenti nuovi e interpreti diversi.
Negli anni ’90 lo show ottenne risultati importanti perché riuscì in questo doppio movimento: da una parte la nostalgia, dall’altra la reinvenzione. Non un museo, ma un cantiere aperto.
Oggi la missione è la stessa, ma il contesto è cambiato. Le piattaforme, i social, le playlist hanno frammentato l’ascolto. Rimettere la canzone napoletana nella tv generalista, significa scegliere di farla diventare di nuovo un evento collettivo.
Perché Gigi D’Alessio
La scelta di affidare la direzione artistica a Gigi D’Alessio non è casuale. È un artista che ha attraversato la canzone napoletana moderna e l’ha portata nelle case di tutta Italia, senza rinnegare le radici.
D’Alessio rappresenta quel ponte di cui la canzone partenopea ha bisogno: conosce la tradizione, ci è cresciuto dentro, ma parla anche il linguaggio pop contemporaneo. Sa scrivere una melodia che arriva subito e sa rispettare un testo che ha già un secolo di vita.
Il suo compito sarà duplice. Da una parte guidare il racconto televisivo, dall’altra curare la parte musicale: scelte di repertorio, duetti, contaminazioni. L’obiettivo dichiarato è emozionare sia chi quei brani li ha cantati per anni, sia chi li scoprirà per la prima volta.
Tradizione e contemporaneità: la vera scommessa
Il rischio di un format come questo è sempre lo stesso: scivolare nella cartolina o nel karaoke. La sfida di questa nuova edizione sarà evitare entrambe le trappole.
Serviranno rispetto per gli autori storici — da Di Giacomo a Tagliaferri, da Bovio a E.A. Mario — e coraggio nel mettere quei brani accanto a sonorità attuali. Serviranno ospiti che sappiano cantare, ma anche raccontare. Servirà presentare Napoli senza ridurla a stereotipo.
In un momento in cui la musica italiana sta riscoprendo il valore dell’autore, «Viva Napoli» può diventare un’occasione per ricordare che dietro ogni classico c’è una firma, una storia, una città.




