Una sua canzone intonava “Io resto un sognatore”. Con queste parole si ricorda Peppino Di Capri, “re” dell’amata isola campana, che ha intonato meravigliose melodie romantiche come “Roberta”, “Champagne”, “E mo e mo”, conquistando il successo con un “beat” e un “twist” che strizzava l’occhio, in modo avveniristico alla musica internazionale.
L’artista è morto oggi a 87 anni, nella sua casa di Villa Castiglione, sull’isola che è stata cuore della sua musica e della sua vita. Domani i funerali a Santo Stefano.
Capri perde il suo rappresentante più amato. Il cantautore lascia tre figli: Igor, avuto dalla prima moglie Roberta Stoppa, e Edoardo e Dario, nati dal matrimonio con Giuliana Gagliardi.
La camera ardente e le esequie si terranno domani pomeriggio nell’ex cattedrale di Santo Stefano, in Piazzetta a Capri.
Con Peppino scompare uno degli ultimi grandi nomi della musica italiana del Novecento.
Pianista inconfondibile, ha dato smalto agli anni del twist e del rock, sconfinando nelle ballate più romantiche, che hanno unito generazioni toccando il mondo con i concerti.
Peppino, ha infatti trasformato la tradizione partenopea in pop universale, senza mai snaturarla. E ha lasciato canzoni che oggi appartengono alla memoria di tutti.
Con le sue melodie ha insegnato che il romanticismo non è mai andato fuori moda. Lo ha cantato, suonato e vissuto per oltre 60 anni, con un pianoforte, un sorriso e una voce che sapeva accarezzare.
La musica come eleganza
La sua non era musica urlata. Era musica vestita bene.
Ogni brano partiva da un accordo pulito, da una melodia che entrava dritta e restava. Pianista raffinato, Peppino trasformava il pianoforte in una seconda voce: a volte confidente, a volte complice, sempre protagonista.
Ha unito Napoli al mondo. Al twist americano e al jazz ha dato il profumo del mare, la malinconia partenopea, la luce di Capri. Il risultato? Canzoni che parlano a tuo nonno, a tuo padre e a te nello stesso modo.
Il romanticismo di un sognatore
Peppino è stato l’ultimo grande cantore dell’amore “all’antica”. Quello fatto di lettere, sguardi, attese e ritorni.
In Champagne, L’ultimo romantico, Un grande amore e niente più, Il sognatore, Amore grande amore non c’è mai volgarità. C’è desiderio, c’è rispetto, c’è poesia.
Cantava le donne con ammirazione. Cantava le delusioni senza rabbia. Cantava Capri come si canta una persona amata: con devozione.
“Capri ha perso il suo sognatore”. E lui quel sognatore lo è stato davvero: ha trasformato un’isola in un sentimento, e un sentimento in melodia.




