Raoul Bova torna in una miniserie nei panni di preside in un liceo pubblico di Frascati, dedicato a studenti con disabilità e neurodivergenze. L’attore sarà al centro di storie scolastiche che mostrano l’inclusione con sensibilità. “Tutto l’amore che resta” è il titolo presentato in anteprima all’Italian Global Series Festival di Riccione, nuova produzione Rai firmata da Fabula Pictures. La serie in onda in autunno, è l’adattamento italiano del successo francese Lycée Toulouse-Lautrec. Porta sul piccolo schermo i temi dell’inclusione e della crescita personale.
Raoul Bova, nei panni di Stefano, assisterà in qualità di dirigente scolastico, ad un processo inatteso all’interno della sua scuola. Si impegnerà a dimostrare come sia fattibile l’inclusione della disabilità. L’arrivo di Vittoria, diciassettenne romana abituata a una vita privilegiata, il cui equilibrio viene sconvolto quando la madre decide di iscrivere il fratello Matteo, ragazzo autistico, al Liceo Helen Keller, sarà il perno della miniserie.
La giovane sarà costretta a mettere in discussione i propri pregiudizi, costruendo nuove amicizie e imparando a conoscere ragazzi accomunati da fragilità, sogni e desiderio di affermarsi.
Federica Pagliaroli, interprete di Gaia, è una giovane insegnante al primo incarico dopo l’università, chiamata a confrontarsi con una realtà scolastica complessa che mette continuamente alla prova le sue capacità e la sua sicurezza.
Di particolare rilievo anche il personaggio di Barbara, insegnante di educazione fisica interpretata da Chiara Bordi. Docente con una disabilità, Barbara diventerà un punto di riferimento sia per gli studenti sia per i colleghi, aiutandoli a instaurare un rapporto autentico con la diversità.
Il regista Andrea Rebuzzi con la miniserie guida una scelta narrativa che permette di affrontare temi concreti, come le risorse economiche necessarie per garantire una reale inclusione scolastica. Al tempo stesso, pone l’attenzione sul punto di vista dei familiari di una persona neurodivergente, mostrando come la disabilità non debba essere considerata un’etichetta, ma semplicemente una delle tante caratteristiche che definiscono l’identità di ciascuno.
Con uno sguardo realistico e privo di retorica, Tutto l’amore che resta si propone di raccontare la normalità dell’inclusione, mettendo al centro le relazioni umane e il valore delle differenze.




