Le parole della donna

«Ero sicura che avesse degli angeli custodi che lo proteggevano. Non mi è mai passato per la testa che sarebbe potuto succedere qualcosa a Michael».

È una delle confessioni più intime e oneste di Corinna Schumacher, rilasciate nel documentario Schumacher di Netflix, che riporta oggi, 10 luglio, Corriere della Sera. Sono parole che riassumono lo spartiacque rappresentato dal 29 dicembre 2013.

Quella mattina, sulle piste di Méribel, nelle Alpi francesi, Michael Schumacher rimase vittima del gravissimo incidente sugli sci che avrebbe cambiato la sua vita. Da allora, il sette volte campione del mondo di Formula 1 è scomparso dalla scena pubblica, mentre la sua famiglia ha scelto di proteggere con assoluta discrezione ogni aspetto delle sue condizioni di salute.

Al centro di questa lunga battaglia c’è sempre stata Corinna Betsch, sua moglie dal 1995 e madre dei loro due figli, Gina Maria e Mick.

La loro storia era iniziata all’inizio degli anni Novanta e, nel tempo, aveva costruito un equilibrio che Michael stesso aveva più volte riconosciuto pubblicamente. «Mia moglie Corinna è dolce e forte al tempo stesso. Mi sta vicino, ma sa anche darmi spazio. Le sono grato perché conduce la sua vita in funzione della mia. E questo è difficile per una donna moderna», raccontava il campione.

Dopo l’incidente.Corinna ha organizzato l’assistenza medica nella loro casa sul lago di Ginevra, ha difeso con determinazione la privacy del marito dagli assalti di fotografi e curiosi e ha continuato a seguire i progetti familiari.

Nel documentario Netflix è lei stessa a raccontare come sia cambiata la quotidianità: «Michael mi manca, ogni giorno. Ma non manca soltanto a me. Manca ai suoi figli, alla famiglia, a suo padre. A tutti quanti. Eppure Michael è qui. È diverso, ma è qui. E so che questo ci dà forza. Siamo insieme. Viviamo insieme a casa. Facciamo tutto il possibile per far sì che migliori e stia bene».

Parole che spiegano meglio di qualsiasi bollettino medico la scelta della famiglia di non alimentare indiscrezioni sullo stato di salute dell’ex ferrarista. Una decisione rimasta coerente negli anni, nonostante il continuo interesse mediatico e le ricorrenti speculazioni.

Corinna ha raccontato anche di non aver mai cercato spiegazioni che andassero oltre la fatalità: «È stata solo sfortuna. Tutta la sfortuna che puoi avere nella vita».

A oltre un decennio dall’incidente, il nome di Michael Schumacher continua a evocare imprese sportive irripetibili, ma la sua storia parla anche della straordinaria determinazione di una famiglia che ha scelto il silenzio invece dell’esposizione pubblica. Un percorso fatto di cura, discrezione e presenza quotidiana, che Corinna continua a vivere lontano dai riflettori.