L’amarezza del calciatore

L’ultimo Mondiale di Cristiano Ronaldo si chiude con una sconfitta e con il calciatore che lascia il campo in silenzio, consapevole che un capitolo della sua carriera è arrivato al termine. Dopo il fischio finale, il fuoriclasse portoghese incassa il conforto di Rodri, mentre il resto della squadra gli lascia il tempo di vivere da solo la delusione.

Nonostante il gol segnato, il Portogallo saluta la competizione e Ronaldo conferma che quella è stata la sua ultima Coppa del Mondo. “Ho dato tutto, ho la coscienza tranquilla”, dice nel post partita, rinviando invece ogni decisione sul futuro in nazionale: “Non voglio decidere a caldo”.

A 41 anni continua a essere un attaccante competitivo, ma il tempo ha inevitabilmente cambiato il suo calcio. L’esplosività che per anni lo ha reso imprendibile non è più la stessa, anche se restano intatti il fiuto del gol e una straordinaria longevità ai massimi livelli.

Il commissario tecnico Roberto Martinez gli rende omaggio senza esitazioni: “Cristiano è un’icona del calcio, un esempio dentro e fuori dal campo”. Lo lascia giocare fino all’ultimo minuto, quasi a concedergli il saluto che una carriera di questo livello meritava.

L’addio al Mondiale non cancella un percorso unico. Ronaldo resta il miglior marcatore nella storia delle nazionali, con 146 reti in 233 presenze, oltre a essere il primo calciatore capace di andare a segno in sei edizioni della Coppa del Mondo. Eppure il trofeo più ambito è sempre rimasto fuori dalla sua bacheca.

Dal debutto nel 2006 alle eliminazioni degli anni successivi, passando per il pareggio da protagonista contro la Spagna nel 2018 e la delusione del Qatar nel 2022, il Mondiale è stato il palcoscenico che gli ha regalato meno soddisfazioni rispetto al resto della sua carriera.