La sentenza della Corte Suprema è netta. Il diritto di cittadinanza per nascita resta in piedi. Chi viene al mondo sul suolo americano è cittadino americano. Punto sancito dal 14° emendamento nel 1868, ribadito dai giudici nonostante la pressione di Donald Trump.
Con 5 voti contro 4 l’Alta Corte ha bloccato il decreto presidenziale che voleva cancellare lo ius soli per i figli di migranti senza documenti o con visti temporanei. Un freno alla stretta sull’immigrazione che era uno dei cavalli di battaglia del presidente. Nello stesso pronunciamento, però, la Corte ha dato il via libera al divieto per le atlete transgender di competere nello sport femminile: un’altra bandiera della guerra di Trump contro la cultura “woke”.
La Costituzione contro l’ordine esecutivo
John Roberts, presidente della Corte, ha richiamato il senso originario del 14° emendamento: “La cittadinanza è il diritto ad avere diritti, partecipare alla comunità politica. Oggi manteniamo quella promessa”. Parole che mettono un argine all’uso dei decreti per riscrivere principi costituzionali.
La spaccatura nel fronte conservatore è il dato politico più rilevante. Amy Coney Barrett, nominata proprio da Trump, ha votato con i liberal. Brett Kavanaugh ha dissentito sullo ius soli ma ha bocciato il decreto per violazione di legge federale. Contrari Alito, Thomas e Gorsuch, con Alito che parla di “grave errore” e rilancia il tema dei “turisti della nascita”.
Trump non molla, Vance rilancia
Reazione immediata su Truth: Trump definisce lo ius soli “un male per il Paese” e indica la Cina come modello. Chiede al Congresso di legiferare, anche senza emendamento costituzionale, assicurando “pieno sostegno”. Una richiesta difficile da esaudire: a pochi mesi dal voto e in vista del 2028, molti repubblicani sanno che la maggioranza degli americani difende il diritto di nascita e non vogliono bruciarsi su un tema così divisivo.
Il vicepresidente JD Vance ha parlato di sentenza “molto deludente” e “gravissima”. Su Fox News ha promesso che l’amministrazione cercherà “di chiudere la falla” e ha scommesso sui futuri avvicendamenti in Corte Suprema. Traduzione: la partita non è chiusa, si giocherà su nomine, leggi e interpretazioni.
Un precedente che va oltre l’immigrazione
La bocciatura sullo ius soli fa male a Trump quanto lo stop sui dazi. Tocca il cuore della sua presidenza: il controllo dei confini e l’idea di un’esecutivo che può rimodellare da solo regole secolari. La Corte gli ricorda che la Costituzione ha dei limiti.
Il rischio è che il tema diventi ancora più tossico. Se il Congresso repubblicano aprisse una battaglia legislativa sullo ius soli, metterebbe in difficoltà i candidati del 2028.
La Corte intanto ha difeso un principio del 1868. La politica dovrà decidere se rispettarlo o provare a riscriverlo. E gli americani, che secondo i sondaggi sono in larga parte favorevoli allo ius soli, avranno l’ultima parola alle urne.




