Gli eterni Dinosauri del Rock tornano con un diamante grezzo a sei decenni dal primo riff. Lo fanno con l’album “Foreign Tongues”, 64 anni dopo il debutto, e ricordano al mondo perché non esiste età per accendere un incendio.

Gli incredibili sovrani del rock’n’roll producono un lavoro discografico in uscita completa il 10 luglio, che è il seguito ideale del già brillantissimo, e premiato, “Hackney Diamonds” del 2023. Forse è un passo avanti. È un concentrato del mondo Stones: il blues di Chicago e quello acustico, i riff di chitarra che tagliano come vetro, il rock rotolante di Chuck Berry e i groove rocciosi e saltellanti, le ballad che ti lasciano il cuore in mano.

Aggiungete agli ingredienti la partecipazione di vecchi amici speciali come Paul McCartney e Steve Winwood, nuovi sodali come Chad Smith, il formidabile batterista dei Red Hot Chili Peppers, e lo special guest a sorpresa Robert Smith, il leader carismatico dei Cure. Dopo l’ascolto, preparatevi ad assecondare la voglia di andare a un concerto dei Rolling Stones, fosse solo per ringraziarli di essere ancora dannatamente i Rolling Stones. Il merito di questa nuova esplosione creativa è di Andrew Watt, produttore e musicista, che ha avuto l’ardire e la capacità di sollecitare Mick Jagger, Keith Richards e Ron Wood per fargli registrare questo album in tre settimane in uno studio di Londra.

I brani già svelati
Finora il pubblico ha ascoltato tre brani di Foreign Tongues:
1. “Rough and Twisted” – clamoroso omaggio al blues di Muddy Waters ed Elmore James, pubblicato con il nome The Cockroaches.
2. “In The Stars” – singolo super orecchiabile a base di riffoni di chitarre, cori in falsetto e il groove implacabile della ritmica formata da Darryl Jones al basso e da Steve Jordan, l’uomo indicato dal compianto Charlie Watts per occupare il suo posto dietro alla batteria.

Ieri è uscito il terzo singolo e l’ultima anticipazione: “Jealous Lover”. Ricorda tanto le atmosfere di Black and Blue. Qui alla band si aggiunge all’organo e al piano elettrico Stevie Winwood, uno dei nomi più insigni della nobiltà rock inglese, presente in nove dei 14 brani dell’album.

Il blues, l’anima, l’addio ad Amy 

In Foreign Tongues i Rolling Stones tornano a fare una cover: è “You Know I’m No Good” di Amy Winehouse, che se n’è andata purtroppo troppo presto e inevitabilmente prima che Jagger e Richards riuscissero a coinvolgerla in un progetto discografico. La cantano con rispetto, senza strafare. Come si fa con i fantasmi che ami.

Sei decenni. Cadute, scandali, morti, risurrezioni. Eppure eccoli lì, a luglio, a ricordarci che il rock’n’roll non ha data di scadenza se lo suoni con l’anima e non con il marketing.

I Rolling Stones non sono immortali perché non invecchiano. Sono immortali perché ogni disco nuovo ti insegna come si invecchia senza arrendersi. Come si trasforma la ruggine in riff. Come si fa ad essere dannatamente se stessi quando tutto intorno cambia.

Foreign Tongues non è nostalgia. È futuro. È la prova che i dinosauri, se sono veri, non si estinguono. Continuano a camminare, a far tremare la terra, a farci ballare.