Dopo anni di attesa e parecchi dubbi sulla reale necessità di un quinto capitolo, Toy Story 5 riesce in un’impresa che sembrava complicata se non impossibile: riportare sul grande schermo Woody, Buzz, Jessie e gli altri senza limitarsi a vivere di nostalgia. Sentimento che pervade generalmente tutta la saga. Pixar costruisce una storia che parla del rapporto tra bambini e tecnologia, ma lo fa con sensibilità, evitando di trasformare il film in una semplice critica agli schermi. Infatti chi pensa che il film sia una semplice critica alla tecnologia probabilmente non ha capito nulla. Il messaggio è più equilibrato di quanto si possa pensare e mette al centro, ancora una volta, il valore dell’immaginazione e delle relazioni. Il cercare di non perdere noi stessi per sentirsi al passo con gli altri, facenti parte di un gruppo.
Dal punto di vista tecnico c’è poco da dire: l’animazione è spettacolare, la regia è curata e i personaggi storici conservano tutto il loro fascino. Jessie ha finalmente uno spazio importante all’interno della storia e il film riesce a regalare diversi momenti emozionanti senza rinunciare all’umorismo tipico della saga. Personaggio meraviglioso a mio avviso.
Anche il ritmo funziona nella maggior parte della pellicola. Pur avendo qualche sottotrama in più rispetto ai capitoli precedenti, il film mantiene vivo l’interesse e riesce a offrire un finale che lascia il segno. Non credo sia il miglior Toy Story della serie, ma è sicuramente un sequel che giustifica la propria esistenza e dimostra che c’erano ancora storie da raccontare. E sicuramente è migliore del precedente, il quarto, considerato generalmente un flop. In generale, la critica ha accolto il film in modo molto positivo, lodando soprattutto l’animazione, l’equilibrio tra emozione e comicità e la capacità di affrontare un tema attuale senza risultare moralista. Alcuni recensori hanno osservato che la trama è un po’ più dispersiva rispetto ai precedenti, ma il consenso resta decisamente favorevole.
L’unico vero elemento che non mi ha convinto riguarda il rapporto tra i due personaggi femminili, strano vero? Personalmente non sono riuscita a credere fino in fondo al modo in cui finiscono per comunicare e diventare amiche, anzi in un certo senso non mi sembra proprio lo diventino. Ho avuto la sensazione che questo passaggio fosse un po’ troppo rapido e costruito, senza il tempo necessario per sviluppare davvero il loro legame. È una scelta narrativa che, per quanto funzionale al messaggio del film, mi è sembrata la parte meno convincente dell’intera storia. Mentre tra Woody e Buzz ci mostrano il loro rapporto, in tutti i film, li vediamo parlare, litigare, avvicinarsi. Per i due personaggi femminili no. Se c’è una l’altra non c’è e viceversa. Non vediamo una vera e propria integrazione. Come sempre non si riesce a costruire bene un modello femminile, neppure in un cartone.
Per il resto, Toy Story 5 è un’altra dimostrazione del talento di Pixar nel raccontare emozioni semplici ma universali. Non raggiunge forse le vette assolute della trilogia originale, ma riesce comunque a divertire, emozionare e ricordare perché questi personaggi continuano a essere così amati dopo oltre trent’anni. Se amate la saga, è un film che merita assolutamente una possibilità.




