Le parole dell’ex finalista della prova Slam londinese

Con l’arrivo dell’estate e l’inizio della stagione sull’erba, il nome di Matteo Berrettini torna inevitabilmente al centro dell’attenzione. Il tennista romano, resta uno dei simboli del tennis italiano : nel 2021 è diventato il primo azzurro della storia a raggiungere la finale di Wimbledon, aprendo la strada al movimento.

Intervistato da GQ Italia durante il Boss Open di Stoccarda, torneo che ha conquistato due volte in carriera, Berrettini ha fatto il punto sulle proprie condizioni dopo l’infortunio del Roland Garros.

Costretto a saltare l’appuntamento tedesco, il romano ha seguito il torneo da spettatore, senza però perdere l’ottimismo in vista dei prossimi impegni.

«Mi dispiace non aver potuto giocare qui. Ho sofferto abbastanza, però sono contento del lavoro che ho fatto nelle ultime settimane e sarò pronto per Wimbledon».

L’erba rappresenta da sempre la superficie più favorevole al suo tennis. Tra Queen’s e Stoccarda, Berrettini ha conquistato quattro titoli, esprimendo un gioco che si adatta perfettamente alle caratteristiche dei prati.

Il legame tra Berrettini e la stagione verde non è nato immediatamente. È stato proprio a Stoccarda che il tennista ha compreso di poter diventare particolarmente competitivo su questa superficie.

«Sai che ho capito di poter diventare un giocatore adatto all’erba proprio qui? Perché nel 2018 giocare sull’erba non mi piaceva tanto. Nel 2019 abbiamo giocato prima la Coppa Davis in India, su un campo dissestato. Poi sono venuto qui e ho vinto il torneo senza perdere un set. Qui ho capito che mi piace molto giocare sull’erba».

Da allora, il suo nome è diventato uno dei più temuti dagli specialisti del circuito ogni volta che il calendario si sposta sui prati.

La stagione sull’erba porta con sé non solo cambiamenti tecnici, ma anche un’attenzione particolare allo stile. Wimbledon, con il suo rigoroso dress code total white, rappresenta l’emblema dell’eleganza nel tennis.

Testimonial del marchio Boss, Berrettini ha raccontato il proprio rapporto con l’abbigliamento sportivo, senza rinunciare a una battuta.

«Non mi vedrete mai giocare in Australia a 40 gradi con un completino total black di giorno perché rischio di cascare per terra».

Berrettini ha poi riflettuto sulla crescita straordinaria del tennis italiano negli ultimi anni. Quando lui iniziava a scalare il ranking mondiale, la disciplina occupava ancora uno spazio marginale nel panorama sportivo nazionale.

«Poi è arrivato Jannik che ci ha catapultati in questa realtà in cui praticamente si parla solo di tennis. È una cosa bellissima perché quando ho iniziato a giocare il tennis aveva un trafiletto rispetto agli altri sport e soprattutto al calcio, e questa cosa mi rende molto fiero di essere parte di questo movimento».

Nonostante il recente stop fisico, Berrettini guarda con fiducia allo Slam londinese, torneo che gli ha regalato le emozioni più importanti della carriera.

«Arrivo con l’animo di una persona che è super fiera del percorso che ha fatto, che però ha ancora fame di andarsi a prendere determinati risultati, come si è visto a Parigi. Allo stesso tempo devo fare i passi giusti per arrivare in forma, però so che una volta messo a punto due o tre cose è un torneo in cui posso fare bene, in cui posso divertirmi».

Parole che confermano la volontà del romano di tornare protagonista proprio sulla superficie che più di ogni altra ha esaltato le sue qualità.

Tra i temi affrontati anche il percorso di Flavio Cobolli al Roland Garros. Nonostante il proprio infortunio, Berrettini ha seguito con attenzione il torneo, tifando per l’amico e collega.

«Con Flavio è una storia talmente particolare che è difficile trovare le parole. Vederlo in finale mi ha emozionato, conosco il peso che si ha quando si scende in campo in un palcoscenico così importante, sono fiero di lui, del nostro rapporto».