Giuseppe Conte torna al centro della scena politica provando a ricompattare le forze di sinistra. Lo fa il giorno dopo l’iniziativa con i civici di Alessandro Onorato. Il messaggio è chiaro e diretto: “Questi quattro anni con Meloni premier sono stati anni persi. È il momento di cambiare rotta, ora tocca a noi”. Per il leader M5S il campo progressista non deve ripartire da zero: “Abbiamo già molte cose in comune e sappiamo lavorare insieme. Noi abbiamo scelto da che parte stare in modo definitivo”.
Leadership e alleanze
Sul nome del candidato premier Conte apre a più opzioni. Oltre alle primarie, ricorda il modello usato in alcune Regioni: “Si sceglie chi ha più chance di vincere”. Ma avverte il Pd: “Non posso chiedere ai miei di accettare a scatola chiusa il leader del partito più votato. Non abbiamo ancora questa abitudine”. E chiude con una promessa: “Se non sarò io il candidato premier, farò comunque la mia parte. Costruisco, non distruggo”.
Legge elettorale, primo test
Il primo scontro vero sarà sul sistema di voto. Il campo largo vuole bloccare la proposta del centrodestra, ma dentro è diviso. I 5 Stelle hanno presentato un emendamento che stravolge il testo dei partner di governo e reintroduce le preferenze. Il Pd invece spinge sugli uninominali.
Estero e terzo polo
Sul fronte Ucraina Conte ammette: “È il punto su cui discutiamo, è risaputo. Ma il centrodestra è diviso su tutto il resto”. Intanto il M5S prepara le sue proposte per il Paese.
Fuori dal perimetro resta Carlo Calenda, che lancia “un’area di centro, europeista e liberale”, alternativa tra destra e sinistra. Annuncia un evento lunedì a Milano con Pina Picierno, Liberaldemocratici, Fondazione Einaudi e +Europa.




