La figlia di Licia Colò ha parlato a Corriere della Sera

Figlia di Licia Colò e Alessandro Antonino, Liala racconta, a Corriere della Sera, di aver ereditato dal padre il senso pratico e una naturale predisposizione per gli affari. Con ironia cita spesso la madre, che direbbe di lui che “saprebbe vendere il ghiaccio pure al Polo Nord”. Da Licia, invece, sente di aver preso soprattutto la curiosità e la voglia di scoprire il mondo, qualità che oggi coltiva studiando Scienze della comunicazione a Tor Vergata, indirizzo giornalismo.

A vent’anni, però, non si considera soltanto una studentessa. Dopo l’esperienza televisiva a BellaMa’, oggi conduce il format Vite che ispirano altre vite nel podcast Pianeta B12 e sta ultimando il suo primo libro, dedicato alle esperienze vissute durante i viaggi in solitaria. Lavora inoltre nella società di produzione di famiglia, Grey Out, dove — racconta scherzando — appartiene più alla categoria dei figli “schiavizzati” che a quella dei privilegiati.

Ripensando all’infanzia, descrive gli studi televisivi frequentati insieme alla madre come il suo “parco giochi”. Amava stare in regia durante le dirette e osservare il lavoro dietro le quinte. Con il padre, invece, il rapporto è sempre stato più fisico e giocoso: lo definisce ancora oggi il suo “compagno di giochi”, tra lotte scherzose, allenamenti e momenti di grande complicità.

Tra i ricordi più belli condivisi con Licia Colò c’è un safari in Tanzania affrontato senza bagagli, persi all’aeroporto. Madre e figlia furono costrette a comprare tutto nei mercati locali, esperienza che le fece riflettere anche sulle differenze economiche e sociali del Paese. Indimenticabile, però, soprattutto l’incontro con un elefantino appena nato durante un’escursione in jeep.

Liala ha parlato anche degli episodi di esclusione vissuti a scuola per essere “la figlia di un personaggio famoso”. Più che veri atti di bullismo, ricorda atteggiamenti fatti di pregiudizi e commenti superficiali, persino da parte di alcuni insegnanti. Crescendo, però, dice di aver trasformato quelle esperienze in forza personale.

I suoi punti di riferimento restano la madre e Oriana Fallaci, che definisce i suoi “totem esistenziali”. Dopo alcune esperienze come modella, ha capito che quel mondo “le stava stretto”, perché non le permetteva di esprimere davvero la propria interiorità. Oggi immagina invece un futuro nella comunicazione e nell’informazione, tra interviste, scrittura e racconto dei luoghi. E non esclude un giorno di lavorare accanto alla madre, magari persino a Pechino Express.