Le parole dell’altoatesino
Dalla conferenza stampa degli Internazionali d’Italia, Jannik Sinner è tutt’altro che accomodante. Il numero uno azzurro e del mondo affronta senza giri di parole il tema che da mesi agita il circuito: la richiesta, avanzata dai migliori giocatori e giocatrici del tennis mondiale, di ottenere una quota più alta dei ricavi generati dagli Slam. Sul tavolo resta anche l’ipotesi estrema di un boicottaggio.
Per Sinner il nodo non riguarda soltanto il denaro, ma soprattutto il riconoscimento del ruolo degli atleti. «Gli Slam sono il cuore del nostro sport», spiega, «ma chi scende in campo sente di non essere valorizzato abbastanza rispetto a ciò che porta a questi eventi». Una posizione condivisa, sottolinea, sia dal circuito maschile sia da quello femminile.
L’azzurro lascia trasparire irritazione per la mancanza di progressi nelle trattative. Secondo lui, in altre discipline sportive richieste simili avrebbero già prodotto un confronto concreto tra le parti. Invece, dopo mesi di discussioni, i giocatori ritengono di non aver ancora ricevuto risposte soddisfacenti. Anche i premi annunciati dal Roland Garros non hanno convinto del tutto il gruppo dei top player, che guarda ora con attenzione alle decisioni di Wimbledon Championships e US Open.
Accanto al Sinner più battagliero emerge però anche quello più riflessivo, reduce da settimane molto intense. Dopo i successi ottenuti tra cemento e terra battuta — dai trionfi a Indian Wells Masters e Miami Open fino alle vittorie a Monte-Carlo Masters e Madrid Open — il tennista altoatesino ammette di aver sentito il bisogno di fermarsi per recuperare energie fisiche e mentali.
Roma rappresenta per lui qualcosa di speciale, non soltanto per il prestigio del torneo ma anche per il legame con il pubblico italiano. L’obiettivo vero, però, resta Parigi. Il Roland Garros è indicato chiaramente come il traguardo più importante della stagione, soprattutto in un anno in cui i risultati sulla terra gli hanno dato maggiore fiducia rispetto al passato.
Inevitabile anche il riferimento a Carlos Alcaraz, rivale diretto e assente dal torneo romano. Sinner ne riconosce il talento fuori scala e la capacità di raggiungere livelli quasi ingiocabili, pur ribadendo di considerare la continuità mentale la sua qualità principale. Per lui, la differenza tra essere numero uno o numero due conta relativamente: ogni match, dice, ricomincia sempre da zero.
Nel finale, il 23enne torna anche agli inizi della sua carriera, ricordando il trasferimento da Sesto Pusteria a Bordighera quando era poco più che un ragazzino. Una scelta difficile, segnata dal distacco dalla famiglia e da un cambiamento radicale nelle abitudini di vita e di allenamento. Guardandosi indietro, però, Sinner considera quel passaggio decisivo soprattutto sul piano umano: più ancora dei risultati ottenuti, è la crescita personale il vero patrimonio che sente di aver costruito in quegli anni.
