C’è una crepa luminosa che attraversa Perfetto Imperfetto, title track e manifesto. Non si tratta di una semplice ballad, ma di una confessione in cui la musica di Marco Masini respira più a fondo. Il suo non è un disco che cerca la levigatezza, né l’applauso facile: è piuttosto una confessione in controluce, un dialogo ostinato tra ciò che siamo e ciò che fingiamo di essere.
Masini torna con una scrittura che ha imparato a convivere con le proprie cicatrici. Le canzoni non chiedono di essere giudicate, ma ascoltate come si ascolta una storia raccontata a bassa voce, quando la notte abbassa le difese. Le melodie si muovono tra pianoforti che sanno ancora ferire e arrangiamenti più contemporanei, mai invadenti, come se ogni suono avesse rispetto del silenzio da cui nasce.
Il titolo non è un ossimoro, ma una dichiarazione poetica: la perfezione non esiste se non nella sua stessa incrinatura. Nei brani si avverte una maturità che non rinuncia alla fragilità, anzi la esalta. Masini canta l’amore senza idealizzarlo, il tempo senza rimpiangerlo, l’identità senza maschere definitive. E lo fa in 12 tracce, con quella voce riconoscibile, capace ancora di graffiare e accarezzare nello stesso istante.
Perfetto, E poi ti ho visto cadere, Male necessario, Gotham City, Il mio lato opposto, Di più, Lolita come stai?, Bianco Ghiaccio, Bella Stronza, E la vita accade, Quando tornerai da me e Imperfetto, sono i titoli delle tracce che chiudono un cerchio significativo ad anello.
PERFETTO IMPERFETTO E L’INSTORE TOUR
L’Instore Tour che sta accompagnando la promozione del disco, diventa un’estensione naturale dello stesso: non semplice promozione, ma incontro fisico, quasi necessario. In quei momenti ravvicinati, tra firme e sguardi, le canzoni smettono di essere tracce e diventano frammenti condivisi, piccoli specchi in cui il pubblico ritrova qualcosa di sé dopo anni di familiarità con “Maso”.
Perfetto Imperfetto non è un ritorno, ma una prosecuzione coerente di un percorso artistico che ha scelto di non smettere mai di interrogarsi. È un album che non alza la voce per farsi notare, ma resta. E proprio per questo, continua a risuonare anche quando finisce.
LE DICHIARAZIONI DI MASINI
“Avevamo una scadenza di uscita dell’album, e certe cose non erano ancora pronte”, dichiara il cantautore nella tappa Instore a Nola, in provincia di Napoli. Poi aggiunge: “Molte canzoni che sentite in questo album, erano diverse. Risultavano quasi pronte, ma non totalmente pronte. E’ stato fatto un lavoro di grande velocità nel realizzare cose che andavano ultimate ma che erano rimaste un po’ in un cassetto. Alcune non avevano l’arrangiamento. Ad altre mancava il ritornello o la struttura armonica. C’erano tante cose che mancavano. Ma non mancavano le idee. Io non ho fatto altro che riprenderle. Un paio di canzoni sono arrivate dopo, ma oggi credo che non ci sia più il tempo per aspettare…prima di tutto perchè sono anziano e poi perchè la musica oggi non può aspettare, in quanto tende all’istante e l’uscita di singoli lanciati sul mercato, lo dimostra”.




