Pelle perfetta, senza rughe, occhiaie o macchie, nei e cicatrici che scompaiono: è l’immagine ideale proposta ogni giorno sui social. Una rappresentazione però lontana dalla realtà, spesso costruita con filtri e ritocchi che eliminano qualsiasi imperfezione.
Questo divario contribuisce alla diffusione della cosiddetta “Snapchat dysmorphia”, una percezione distorta del proprio aspetto alimentata dal confronto con versioni digitalmente migliorate di sé. Il fenomeno, noto anche come “Selfie” o “Zoom dysmorphia”, nasce proprio dalla discrepanza tra immagine reale e immagine filtrata, generando insoddisfazione e aspettative irrealistiche.
A richiamare l’attenzione sui rischi è la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (Sidemast), in occasione del congresso nazionale in programma a Rimini dal 21 al 24 aprile. Gli specialisti segnalano un aumento di persone che si rivolgono ai dermatologi chiedendo trattamenti per assomigliare ai volti visti online o alle versioni modificate di sé stesse.
Secondo gli esperti, inseguire questi modelli può avere conseguenze sul benessere psicologico, favorendo ansia e stress, e portare a un uso eccessivo — talvolta dannoso — di trattamenti estetici. Si rischia infatti di dimenticare che la pelle è un organo con caratteristiche biologiche individuali, che non possono essere uniformate a standard irrealistici.
Parallelamente, piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube sono sempre più utilizzate per cercare informazioni su problemi dermatologici. Tuttavia, qui circolano spesso contenuti non verificati, basati su esperienze personali e privi di basi scientifiche. Molti pazienti arrivano così alla visita dopo aver già tentato diagnosi e cure fai-da-te, con il pericolo di adottare soluzioni inappropriate.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalle app che promettono di valutare lesioni cutanee: strumenti che possono offrire false rassicurazioni. Gli specialisti ricordano infatti che una diagnosi corretta non può basarsi su una semplice immagine, ma richiede una valutazione clinica completa, che tenga conto della storia del paziente e del contesto generale.
In questo scenario, il ruolo del dermatologo resta fondamentale per orientare verso scelte consapevoli e trattamenti sicuri, lontani da modelli irraggiungibili e informazioni non affidabili.




