Ancora tre settimane. È questo l’orizzonte critico entro cui si gioca il futuro del traffico aereo europeo. Se la situazione nello Stretto di Hormuz non tornerà alla normalità, gli aerei rischiano seriamente di restare a terra. L’allarme arriva dall’associazione ACI Europe, che in una lettera indirizzata alla Commissione europea ha delineato uno scenario tutt’altro che rassicurante. Il messaggio è chiaro: senza una ripresa stabile del transito marittimo nella regione, la carenza di carburante per aerei diventerà inevitabile.

A rendere ancora più preoccupante il quadro è il contesto geopolitico. Alla vigilia dei negoziati di Islamabad tra Stati Uniti e Iran, la tregua nella regione non ha prodotto effetti concreti sulle rotte energetiche. Lo Stretto di Hormuz resta di fatto paralizzato, mentre le riserve di jet fuel in Europa continuano a ridursi.

Le conseguenze potrebbero essere pesanti e immediate. L’avvicinarsi della stagione estiva, momento cruciale per il turismo e per molte economie europee, rischia di trasformarsi in un boomerang. Ritardi, cancellazioni e rincari dei biglietti potrebbero diventare la norma, con effetti a catena su tutto il sistema economico. A complicare ulteriormente la situazione è la mancanza di coordinamento a livello europeo. Secondo ACI Europe, non esiste ancora un sistema condiviso di monitoraggio delle scorte e della produzione di carburante per aerei. Una lacuna che, in una fase di emergenza, pesa come un macigno.

Anche Fatih Birol, alla guida dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, lancia un avvertimento: quella in corso potrebbe essere “la crisi energetica più acuta della storia mondiale”. Non solo carburanti: la carenza di fertilizzanti provenienti dal Golfo apre scenari inquietanti anche sul fronte alimentare globale.

Di fronte a questa tempesta perfetta, Bruxelles prova a correre ai ripari. Il 21 aprile è stata convocata una riunione straordinaria dei ministri dei Trasporti dei 27 Stati membri, mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha già messo il dossier energetico al centro dell’agenda politica.

Le possibili contromisure, tuttavia, non sono immediate. L’ipotesi di importare carburante dagli Stati Uniti si scontra con ostacoli normativi, mentre i contatti con i Paesi del Golfo restano appesi all’incertezza di una tregua fragile e di infrastrutture danneggiate.

Nel frattempo, la crisi è già visibile nei prezzi. E il rischio concreto è che, oltre ai voli, a decollare siano anche i costi per cittadini e imprese. In un mondo sempre più interconnesso, il destino dell’economia globale continua a dipendere da un passaggio stretto, ma decisivo: lo Stretto di Hormuz.