Le ultime sul fronte della guerra
L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella. L’episodio, avvenuto alcuni giorni fa e rimasto inizialmente riservato, è stato gestito ai massimi livelli militari e politici.
È stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, a informare il ministro della Difesa Guido Crosetto, chiedendo indicazioni su come procedere in una situazione delicata anche sul piano dei rapporti tra Roma e Washington.
Secondo quanto emerso, lo Stato maggiore dell’Aeronautica aveva segnalato che alcuni bombardieri statunitensi avevano inserito Sigonella nel proprio piano di volo, con l’intenzione di fare scalo prima di dirigersi verso il Medio Oriente. Tuttavia, non era stata avanzata alcuna richiesta formale di autorizzazione né era avvenuta una consultazione preventiva con le autorità italiane. Il piano era stato comunicato quando gli aerei erano già in volo.
Le verifiche successive hanno chiarito che non si trattava di voli ordinari o logistici e che, quindi, non rientravano nelle attività previste dagli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti.
Proprio in Parlamento, Crosetto aveva ribadito che ogni operazione fuori dai trattati deve essere autorizzata e sottoposta a un passaggio istituzionale. Una linea che il ministro ha sempre mantenuto, informando anche l’opposizione nei casi più delicati.
Alla luce della mancata autorizzazione e della natura dei voli — soggetti anche a specifici vincoli operativi (“caveat”) che ne limitano l’atterraggio salvo emergenze — la decisione è stata netta.
Su mandato diretto del ministro, Portolano ha quindi comunicato al comando statunitense il divieto di atterraggio a Sigonella, motivato dall’assenza di autorizzazione e di consultazione preventiva.
Una scelta che richiama precedenti tensioni tra i due Paesi, come la crisi del Crisi di Sigonella, avvenuta durante il governo di Bettino Craxi e la presidenza di Ronald Reagan, e che potrebbe avere conseguenze anche sul piano diplomatico.




