La verità è che la normalizzazione è ancora necessaria, perché il pubblico generalista è omofobo e ce lo dimostra sempre, appena ce n’è l’occasione.
Perché i gay, ancora ancora, ci vanno bene, ma le storie lesbiche fatichiamo a digerirle, a meno che non siano intrise di stereotipi.
Lo scandalo che ha travolto il nuovo trailer della quinta stagione di Bridgerton ne è l’ennesima dimostrazione, di quanto il pubblico, oggi più che mai, sia selettivo nelle proprie indignazioni. Un’ondata di commenti negativi ha invaso i social dopo l’uscita delle prime immagini, che mostrano la futura protagonista, Francesca Bridgerton, accanto al suo nuovo interesse amoroso, Michela. Una scelta narrativa che ha immediatamente diviso il pubblico. (Anche se già semi annunciata all’interno della quarta stagione stessa)
Le critiche si concentrano principalmente su due aspetti. Il primo riguarda le aspettative disattese, perché molti spettatori erano convinti che la nuova stagione avrebbe avuto come protagonista Eloise Bridgerton. Tuttavia, chi conosce bene la struttura narrativa della serie, e dei romanzi da cui prende ispirazione, sa che la sua storyline è ancora in fase di costruzione. Il suo eventuale legame con Philip Crane richiede tempo e sviluppo, soprattutto considerando che Marina Thompson è ancora presente nella storia. Pretendere un’accelerazione forzata avrebbe probabilmente creato incoerenze ben più gravi, e ulteriori buchi di trama.
Ma il secondo motivo, quello più rumoroso e significativo, è la relazione tra Francesca e Michela, sostanzialmente una storia d’amore tra due donne. È qui che emerge il vero nodo della polemica. Non si tratta tanto di fedeltà ai libri, quanto di una resistenza verso una rappresentazione queer all’interno di una serie mainstream. (Anche se Shonda è sempre stata solita a rappresentare ogni tipo di realtà)
Eppure, questa indignazione selettiva appare contraddittoria. Shondaland, la casa di produzione dietro Bridgerton, non ha mai nascosto il proprio approccio creativo, adattare, reinterpretare, modernizzare. È lo stesso spirito che ha portato alla presenza di una nobiltà multietnica, ricordiamo che la regina è nera, a costumi volutamente anacronistici, a dialoghi moderni e a colonne sonore pop rivisitate in chiave orchestrale, da Ed Sheeran a Charli XCX.
Elementi che, da un punto di vista storico, sono tutt’altro che accurati, eppure raramente hanno generato lo stesso livello di indignazione.
Bridgerton, dopotutto, non è mai stata una serie storica in senso stretto, non ha mai avuto queste pretese e non si è mai presa così sul serio. È una fantasia romantica ambientata in un passato reinventato, che prende la realtà e la modella per raccontare emozioni contemporanee. E proprio in questo contesto, la scelta di introdurre una storia d’amore omosessuale appare perfettamente coerente con l’identità dello show.
La domanda, allora, sorge spontanea: perché alcune libertà artistiche vengono accettate senza problemi, mentre altre scatenano reazioni così forti? Perché la presenza di una regina nera o di un’aristocrazia inclusiva non ha sollevato lo stesso tipo di protesta, mentre una relazione lesbica sì? Forse perché sono due lesbiche?
La risposta, probabilmente, risiede nel fatto che la rappresentazione LGBTQ+ è ancora, per molti, un terreno sensibile, è inutile fingere il contrario. E proprio per questo motivo resta necessaria, secondo me.
Perché vedere sullo schermo storie diverse, identità diverse, amori diversi, contribuisce a normalizzare ciò che nella realtà esiste già, ma che spesso fatica a trovare spazio nella narrazione dominante.
In una famiglia composta da otto fratelli, davvero una sola storia d’amore non eterosessuale dovrebbe essere motivo di scandalo? Davvero è questo il limite che non si è disposti ad accettare?
Davvero vi sembra limitante o opprimente? Davvero vi sembra eccessivo? Ripetiamolo: 1 su 8.
Uno su otto…
Forse, più che indignarsi, sarebbe il momento di interrogarsi su cosa, ancora oggi, ci mette così a disagio.




