Le parole del braccio destro di Fiorello
Fabrizio Biggio, come racconta a Corriere della Sera, si muove oggi su due fronti: la radio e la fiction. Ogni giorno è in onda con Rosario Fiorello nel programma La Pennicanza, ma torna anche alla recitazione con Le libere donne, la serie coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy, in partenza su Rai 1. Quando gli hanno proposto il ruolo, racconta con ironia, il primo pensiero è stato tutt’altro che serio: «Quando mi hanno detto che era ambientata in un manicomio ho pensato che mi volessero per interpretare il matto». Invece interpreta un medico illuminato in una storia ambientata durante il fascismo, che affronta il tema delle donne rinchiuse nei manicomi perché considerate “diverse” o troppo indipendenti. Per Biggio è anche la realizzazione di un desiderio: «Recitare in un ruolo drammatico è un piccolo sogno che coltivavo da tanto».
Attore o intrattenitore? La differenza, per lui, è netta. «Fare l’attore mi pesa meno, perché ti nascondi dietro il personaggio, hai un ruolo definito e le tue battute». L’intrattenimento, invece, richiede un’esposizione continua: improvvisazione, tempi rapidi, battute pronte. «In fondo sei più scoperto, esposto alla verità: faccio più fatica a essere me stesso che a stare dietro a una maschera».
Nonostante l’esperienza, Biggio non immagina un programma tutto suo. «Quando ho fatto da solo ho sempre fatto un disastro», ammette con autoironia. Il suo modo di lavorare, spiega, nasce dal confronto: «Non credo di essere un frontman, a me piace stare in coppia».
Una filosofia che ha trovato la sua forma più riuscita proprio accanto a Fiorello. Il loro incontro, però, non era scritto. In origine Biggio voleva fare lo scenografo, seguendo la passione per l’invenzione ereditata dal nonno ingegnere. Poi la carriera nello spettacolo, con molti alti e bassi e anche diversi rifiuti. «Ho detto tanti “no” fino a rimanere senza lavoro», racconta. Col tempo ha pensato che proprio quei “no” gli abbiano dato credibilità: dimostravano che non accettava qualsiasi proposta.
Quando sembrava sul punto di sparire dal radar, arrivò la telefonata di Fiorello. «Stavo finendo nel dimenticatoio», ricorda. Ma qualcuno si era ricordato di lui. «Ho pensato che fosse bello che un altro essere umano avesse ripensato a me perché eravamo stati bene insieme». Per Biggio, alla fine, contano i rapporti: «Quello che hai seminato, prima o poi ti torna indietro».
Il loro legame è diventato così forte da trasformarsi spesso in gag pubbliche. Una volta, per esempio, Biggio ha citato Fiorello prima della moglie: «È stato un lapsus, forse freudiano. Mia moglie dice che tanto lo sa: Fiore ormai è mio marito». Del resto, spiega, l’amicizia ha qualcosa di simile a una relazione sentimentale: «È una specie di storia d’amore fatta di affetto, stima e divertimento».
Parallelamente continua anche il sodalizio con Francesco Mandelli, con cui ha creato il fenomeno comico I Soliti Idioti. I due stanno lavorando a un nuovo film basato su un viaggio nel tempo, un espediente classico della comicità, già utilizzato da autori come Mel Brooks e dal duo Christian De Sica–Massimo Boldi.
Eppure proprio il successo dei Soliti Idioti coincise con un momento difficile della sua vita. «La grande popolarità è arrivata mentre vivevo una crisi personale», racconta. Un periodo segnato da problemi con la moglie, con Mandelli e con se stesso. Anche il carattere non lo aiutava: «Un dirigente di MTV mi disse che non ce l’avrei fatta perché ero troppo remissivo».
Un ricordo riassume bene quel momento: un tram con il suo volto stampato sopra che passa davanti ai suoi occhi. «Pensai: è un momento incredibile. E invece non me ne fregava una mazza».
Oggi però il rapporto con il successo è cambiato. Dopo tanti passaggi complicati, Biggio dice di aver imparato una cosa semplice: «Ho imparato a godermelo».




