Le parole del numero uno ucraino
Nell’intervista concessa a Lorenzo Cremonesi a Corriere della Sera, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky affronta con franchezza le possibili ripercussioni della crisi in Medio Oriente sulla guerra in Ucraina, ribadendo al tempo stesso la sua linea dura nei confronti di Mosca.
Zelensky giudica “una buona decisione” l’attacco agli obiettivi militari iraniani, sottolineando come l’Iran abbia fornito alla Russia grandi quantità di armi, in particolare droni e missili. Tuttavia, avverte che l’allargamento del conflitto potrebbe creare difficoltà concrete a Kiev: se Stati Uniti e alleati dovessero concentrare le proprie risorse militari in Medio Oriente, l’Ucraina rischierebbe di ricevere meno sistemi di difesa aerea, come i missili per i Patriot. Ricorda infatti che, durante la cosiddetta “Guerra dei 12 giorni” del giugno 2025, le consegne destinate a Kiev subirono rallentamenti a causa dell’emergenza israeliana.
Quanto al ruolo di Vladimir Putin, Zelensky lo descrive come un alleato debole dell’Iran: molto attivo nelle dichiarazioni, ma poco incisivo nei fatti. A suo giudizio, il Cremlino ha già dimostrato in passato un sostegno limitato ai propri partner, come nel caso della Siria di Bashar al-Assad. Inoltre, ipotizza che Mosca possa aver restituito a Teheran parte degli armamenti ricevuti, inclusi droni Shahed che oggi la Russia produce su licenza.
Zelensky respinge poi il parallelo tra l’invasione russa dell’Ucraina e l’azione militare contro l’Iran. Nel primo caso, sostiene, si tratta di un’aggressione territoriale protratta da oltre dodici anni; nel secondo, l’obiettivo dichiarato è impedire a un regime di dotarsi dell’arma nucleare. Ciò che lo preoccupa maggiormente è il rischio di un conflitto lungo e sanguinoso, con un crescente numero di vittime civili.
Sul piano diplomatico, i negoziati con Mosca restano in stallo. Kiev ha accettato, su proposta americana, l’idea di congelare la linea del fronte, ma la Russia insiste per un ritiro totale ucraino dal Donbass. Zelensky rifiuta qualsiasi ipotesi di cessione territoriale: lasciare il Donbass significherebbe abbandonare 200.000 cittadini ucraini e aprire un corridoio strategico verso il centro del Paese. Anche l’idea di scambi di territori viene definita inaccettabile.
Il presidente chiarisce inoltre che non rinuncerà mai al Donbass, neppure in cambio di garanzie di sicurezza con truppe straniere sul campo, anche perché Mosca si oppone alla presenza di contingenti occidentali in Ucraina, mentre essa stessa impiega soldati nordcoreani. L’Ucraina, sottolinea, ha bisogno di una propria linea di difesa solida e autonoma, temendo che eventuali cambiamenti politici negli Stati Uniti possano in futuro modificare gli equilibri.
Dal punto di vista militare, Zelensky sostiene che la Russia abbia fallito l’offensiva invernale e che l’Ucraina abbia riconquistato centinaia di chilometri quadrati dall’inizio dell’anno. Mosca, afferma, sta subendo perdite enormi — fino a 35.000 uomini al mese — e l’esercito russo sarebbe ormai vicino a una fase di stallo. I negoziati seri, a suo avviso, inizieranno solo quando le forze russe cominceranno a ridursi in modo significativo.
Zelensky ammette però le difficoltà ucraine, in particolare la carenza di soldati e la crisi demografica. Per questo insiste sulla necessità di rafforzare la produzione di droni e di sviluppare nuove forme di difesa tecnologica. L’Europa, dice, dispone di ricchezza e capacità industriale, ma deve crescere sul piano militare e ottenere licenze per produrre armamenti statunitensi. Da sola, al momento, non sarebbe ancora in grado di sostituire completamente l’appoggio americano.
Sul fronte politico europeo, critica indirettamente Viktor Orbán, ritenendolo forte solo grazie agli appoggi interni, e si dice convinto che in futuro l’Ungheria potrà riallinearsi a una posizione più coerente con quella europea. Difende invece il rapporto con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, che considera “dalla parte giusta della storia”.
Infine, sulle elezioni in Ucraina, Zelensky chiarisce che si terranno solo dopo la fine della guerra e non durante un semplice cessate il fuoco temporaneo. Quanto a una sua eventuale candidatura, non scioglie le riserve: sarà il popolo ucraino a decidere. Sulle accuse di scarsa efficacia nella lotta alla corruzione, rivendica la creazione di istituzioni indipendenti incaricate di condurre le indagini, che — precisa — devono operare senza interferenze politiche.




