Le parole del padre

Antonio Caliendo, 39 anni, padre del piccolo Domenico, ha sempre evitato i giornalisti perché troppo arrabbiato, spiegando che sua moglie Patrizia preferiva tenerlo lontano per evitare che esplodesse. Oggi però ha deciso di parlare a Corriere, raccontando il dolore profondo che lo ha travolto fin dal primo ricovero del figlio al Ospedale Monaldi, e ammettendo di non riuscire più neanche ad andare a lavorare come muratore.

Racconta che la sera tra il 22 e il 23 dicembre 2023 ha vissuto una doppia tragedia: la morte improvvisa del padre Antonio e, poche ore dopo, la scoperta della grave malattia del figlio, una cardiomiopatia dilatativa. Nonostante il dolore, Antonio sottolinea che si è affidato completamente ai medici del Monaldi, precisando però che non tutti sono stati all’altezza: ci sono stati professionisti e infermieri vicini a Domenico, ma il professor Guido Oppido non desidera incontrarlo e lascerà che sia la magistratura a fare chiarezza.

Ricorda il trapianto fallito del 23 dicembre e il viaggio assurdo di alcuni per portare il cuore da Bolzano, che gli aveva fatto presagire un esito negativo. La sera del 22 dicembre, quando si trovava al Monaldi con Domenico e l’amico Lello, Antonio ha avuto un presentimento: voleva riportare a casa il figlio, ma Lello lo aveva rassicurato, credendo che finalmente stesse per iniziare una nuova vita.

Rievoca i momenti di quotidiana dolcezza con Domenico: il saluto del mattino, il riconoscimento del rumore del motorino la sera, il correre al balcone per chiamarlo. Dopo il trapianto, ha capito che qualcosa era andato storto quando i medici sparirono e non diedero più notizie. Ricorda anche un litigio con le guardie giurate, che poi lo hanno consolato con sincerità.

Antonio spiega che Patrizia considera Domenico un angioletto e che gli ha comprato un vestitino per l’ultimo viaggio, ricordando il coraggio del figlio e sentendo che ora li guida e dà forza per affrontare la vita dei fratellini. Con l’avvocato Francesco Petruzzi, daranno vita a una fondazione a suo nome per aiutare bambini malati, sottolineando che i bambini sono innocenti e non dovrebbero soffrire come è successo a Domenico.

Infine, Antonio ricorda come suo figlio somigliasse a lui, forte e grande alla nascita, poi indebolito dalla malattia. Senza il sostegno di Patrizia, confessa, non sarebbe sopravvissuto emotivamente al dolore. Il giorno della morte di Domenico gli aveva detto che lo avrebbe sempre ricordato come un combattente e che avrebbe cercato giustizia per lui.