Giancarlo Bigazzi. So che è inconsueto partire con quello che tecnicamente si potrebbe chiamare coccodrillo, più comunemente ricordo, citando un nome che non sia quello del diretto interessato. Ma quando ieri sera è arrivata, come un fulmine a ciel sereno, la notizia della morte a soli sessantacinque anni di Vincenzo D’Agostino, e nel mio caso specifico è arrivata scrollando il cellulare e capitando sulla pagina di Gigi D’Alessio, mi è venuto in mente Giancarlo Bigazzi. Un nome importantissimo per il pop italiano, e non solo italiano, giustamente intoccabile per chiunque operi nel settore ma non troppo conosciuto per quel pubblico che invece si sarà trovato chissà quante volte a canticchiare una canzone che porta il suo testo. Ecco, Vincenzo D’Agostino, lo dico dritto per dritto, è stato un autore fondamentale per il pop italiano degli ultimi trentacinque, quarant’anni, esattamente come lo era stato in precedenza Giancarlo Bigazzi. Chi legge queste parole non è tenuto a saperlo, ma è così. Perché se vi siete ritrovati a canticchiare una tra le tante canzoni storiche di Gigi D’Alessio, appunto, a partire ovviamente da Non digli mai, o più recentemente vi siete divertiti a festeggiare qualcosa strillando a gran voce Rossetto e caffè di Sal Da Vinci, e so che circoscrivere il suo genio e talento solo a queste due hit è ingeneroso, ecco, lo dovete anche a chi le parole di quei brani ha scritto. Un talento che ha operato soprattutto a Napoli, collaborando con tutti i nomi che nell’alveo del pop si sono mossi in quel contesto, oltre i già citati D’Alessio e Da Vinci lo hanno poi ricordato Nino D’Angelo, Gigi Finizio, Franco Ricciardi e tanti altri, ma che ha poi collaborato con molti dei ragazzi che si ritrovavano a uscire dai talent, da Marco Carta a Valerio Scanu, parlo degli anni zero e dieci, mettendo la sua penna a disposizione di chi ancora stava appunto cercando una propria poetica, sempre con intuizioni geniali, pop, certo, nel senso più nobile del termine, perché essere popolari è qualcosa di difficile e al tempo stesso altissimo, ma anche incredibilmente capaci di spiazzare chi al pop ha sempre guardato con inspiegabile sospetto. Un artista che poco compariva, chi scrive le canzoni con artisti che poi le interpretano è in fondo destinato a una fama relativa, ma che ha segnato indubbiamente almeno tre generazioni, l’ultima, quella di Geolier, non affiancata in prima persona ma indubbiamente segnata come riferimento, il meritato successo che Gigi D’Alessio sta finalmente riscuotendo in questi anni, culto per i tanti giovani che si avvicinano anche a generi apparentemente lontani dal suo, dal rap alla trap, è in parte dovuto anche alle tante canzoni scritte con D’Agostino, compagno di giochi e fratello per tanti e tanti anni di carriera condivisa.
Il 3 aprile al Palapartenope di Napoli è prevista una serata commemorativa, con il palco che verrà calcato da tutti quei nomi che hanno voluto bene a Vincenzo D’Agostino e che tanto devono al suo talento, Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci, Gigi Finizio, Gianni Fiorellino, Franco Ricciardi, Andrea Sannino e altri. Il titolo della serata è un suo verso, Stasera t’aggia dicere ‘na cosa, e non poteva che essere così. Sarebbe bello venisse ricordato sul palco dell’Ariston, e immaginiamo che Sal Da Vinci non mancherà di farlo.




