Attimi di paura per l’americana

Un attimo di silenzio irreale a Cortina. Mani davanti agli occhi, respiro sospeso. Poi il rumore della caduta, le urla di dolore, la neve che esplode sulle Tofane. Lindsey Vonn è a terra, e con lei si spezza per un momento la magia della discesa libera olimpica. L’elicottero si avvicina, il pubblico trattiene il fiato, e la gara si interrompe, mentre la pista che l’ha resa leggenda diventa improvvisamente un incubo.

La campionessa americana era già tornata in pista nonostante una rottura completa del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, rimediata a Crans Montana. Con un tutore, determinazione e il coraggio che l’ha sempre contraddistinta, aveva deciso di vivere quest’ultima discesa olimpica come la gara della vita. Ma dopo pochi secondi, dodici appena, un salto scomposto e un atterraggio di traverso hanno trasformato il sogno in dolore: la botta alle ginocchia è stata tremenda.

I soccorsi sono stati immediati. Prima il toboga, poi l’elicottero, fino all’ospedale olimpico Codivilla di Cortina. Da lì Lindsey è stata trasferita a Treviso, dove nel pomeriggio è stata operata per stabilizzare la frattura alla gamba sinistra. Le condizioni, rassicurano i medici, sono stabili. Ma per chi ha assistito, resta l’immagine di una delle più grandi sciatrici di tutti i tempi costretta a lasciare la pista senza poter salutare, nel luogo che l’ha sempre fatta sentire invincibile.

A 41 anni Lindsey Vonn aveva deciso di tornare, dopo interventi, riabilitazioni e un ginocchio operato, per concedersi un’ultima Olimpiade. Wonder woman, l’hanno chiamata in tanti: dodici successi sull’Olympia di Cortina, record in Coppa del Mondo, vittorie e podi in tutto il mondo. Eppure anche una leggenda può cadere.

Sofia Goggia, compagna e amica, ha espresso la vicinanza di tutti: «Mi dispiace che sia stata portata via in elicottero. Non ho visto niente… Le faccio solo i miei migliori auguri». La Federazione americana ha assicurato che Lindsey «è in buone mani grazie a un team di medici americani e italiani». Ma resta l’immagine più dura: una donna che ha fatto della velocità e del coraggio il suo mondo, costretta a fermarsi nel luogo che l’ha sempre resa felice.