Continua a essere grave la situazione

Il decreto relativo al Ponte sullo Stretto di Messina non figura nell’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri odierno. Dietro questa decisione della premier Giorgia Meloni sembra pesare la vicenda della frana di Niscemi.

Dopo che l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato un ordine del giorno per destinare i fondi previsti per l’infrastruttura ai danni provocati dal ciclone Harry, la questione non è stata inserita tra i provvedimenti da discutere.

Una mossa dettata da un calcolo politico, anche alla luce delle richieste dell’opposizione di Elly Schlein di utilizzare le risorse per la ricostruzione.

I numeri del Pnrr offrono uno spaccato chiaro: quasi cento milioni di euro per 46 interventi legati al dissesto idrogeologico sono già stati stanziati, ma Niscemi non figura tra i beneficiari. La frana, prevista e monitorata da trent’anni, non ha visto alcun progetto presentato per accedere ai fondi.

Dall’opposizione si alza la richiesta di reindirizzare i soldi destinati al Ponte sullo Stretto verso il risanamento ambientale. Pd, Avs e M5s parlano di uno “spreco”, sostenendo che le risorse pubbliche dovrebbero prioritariamente affrontare il dissesto idrogeologico.

Il ministro alla Protezione Civile Nello Musumeci ha però escluso questa possibilità, sottolineando la necessità del ponte e delle infrastrutture idriche, precisando che il governo “farà la propria parte fino all’ultimo”.

Meloni a Niscemi

La visita di Meloni a Niscemi, avvenuta ieri in elicottero, conferma la delicatezza politica della questione. La Sicilia, regione strategica in vista delle elezioni, richiede scelte attente: la premier ha bloccato anche tre emendamenti al Milleproroghe sul condono edilizio, probabilmente per ragioni simili.

La situazione di Niscemi è storicamente complessa. Il comune convive con il rischio geologico R4 da decenni: la prima frana significativa risale al 1997, con lo sgombero di 111 famiglie e la demolizione di 48 abitazioni. Nel tempo, vari governi hanno stanziato fondi, ma i progetti non sono mai stati completati.

Il quadro regionale non è più incoraggiante: dal 2010 a oggi, su circa un miliardo e mezzo di euro stanziati per contrastare il dissesto idrogeologico, poco meno di 800 milioni sono stati effettivamente utilizzati

. Secondo l’Ispra, negli ultimi 25 anni sono stati stanziati 19 miliardi per la prevenzione dei rischi idrogeologici, ma solo un terzo è stato speso realmente. La Sicilia rientra tra le regioni più finanziate, ma resta difficile capire come e dove siano stati impiegati i fondi.