Sabato sono andata al cinema, convinta di vedere Norimberga, ma non trovando i biglietti, ho optato per un altro film, di cui non avevo mai sentito parlare.
È stata però, una bella scoperta, e quindi sono qui per consigliarvelo.
Vita Privata è un film che gioca abilmente con le aspettative dello spettatore. Si presenta come un thriller psicologico, ma ben presto rivela la sua vera natura: una riflessione lucida, ironica e profondamente umana sul senso di colpa e sull’incapacità di accettare il fallimento.
Jodie Foster è la protagonista assoluta, nei panni di una psichiatra brillante ma emotivamente distratta, troppo concentrata su sé stessa, che perde una paziente suicida. Un evento che non riesce, o non vuole, accettare.
Ammettere il suicidio significherebbe riconoscere una crepa nel proprio ruolo, nel proprio controllo, nella propria identità professionale. Così, per difendersi dal peso della colpa, la mente della protagonista costruisce un’altra veritá, quella dell’omicidio.
Da qui prende forma una sorta di complotto psicologico, più che narrativo, in cui la psichiatra arriva a convincere chi le sta intorno che la paziente sia stata uccisa. Il paradosso è affascinante: una professionista della psiche che nega la realtà pur di non guardarsi dentro, ma lo fa così bene, che te ne convinci anche tu.
Arriverà persino a mettere in discussione la psicologia stessa, rivolgendosi a un ipnoterapeuta, come se ogni strada fosse percorribile tranne quella dell’ammissione di colpa.
Inizierà a credere alle vite passate, e lì si creerà la prima vera rottura, inizierai a pensare anche tu, che sia uscita di testa.
Il film è intelligente nel mostrare come i segnali lasciati dalla paziente fossero sempre stati lì, visibili, ma ignorati. La verità, inevitabilmente, verrà a galla, costringendo la protagonista a fare i conti con i propri errori e con quella distrazione emotiva che ha avuto conseguenze irreversibili.
Vita Privata è un film sul fare pace con sé stessi, sull’accettazione dei propri limiti e sulla fragilità dell’essere umano, anche quando si nasconde dietro il sapere e l’autorità.
Ma soprattutto, un film sul saper sbagliare, anche quando sbagliare porta a una bruttissima morte.
Un viaggio mentale di due ore che scorrono veloci, accattivanti, a tratti disturbanti, ma sempre stimolanti. Un vero e proprio trip psicologico, sorretto da una grande interpretazione e da una scrittura sottile, che lascia il segno.
Quindi, forse, non essere riuscita a vedere Norimberga, è stata una buona cosa.




