Le parole della figlia dell’ex Cavaliere

«Sono cambiate tante cose. È passata molta acqua sotto i ponti. Per questo mi piacerebbe cominciare da chi sono ora». Barbara Berlusconi guarda al passato senza nostalgia, cercando piuttosto di fare un bilancio emotivo e di costruire un presente – e un futuro – più consapevoli. Oggi ha 41 anni, cinque figli («praticamente una squadra di calcetto») e una vita scandita tra la famiglia e impegni istituzionali: dal Cda del Teatro alla Scala alla recente creazione della Fondazione che porta il suo nome. «Questo momento arriva dopo un percorso personale, familiare e professionale che mi ha portata a sentire l’esigenza di restituire».

La maternità è stata centrale in questo percorso. «Certo: come mamma sono molto presente, anche se ho degli aiuti e so bene quanto io sia una privilegiata». Non rinunciare del tutto al lavoro e ai propri interessi l’ha costretta a cercare un equilibrio, spesso sacrificando la vita sociale. «Non esco quasi mai la sera. Metto io a letto i bambini, li porto a scuola, li seguo nelle loro attività». All’inizio aveva provato a fare tutto, ma si è scontrata con i limiti della realtà. «Per qualche anno ho rinunciato anche al lavoro». Dopo l’uscita dal Milan, due figli in quindici mesi l’hanno portata a fermarsi del tutto. «Ero abituata ad avere giornate piene, ma ritrovarmi chiusa in casa con quattro figli è stato uno choc». Il desiderio di una famiglia c’era sempre stato, ma non così numerosa. «Spesso mi dicono che sono stata coraggiosa. Io rispondo che sono stata incosciente».

Non si definisce femminista. «No, però credo profondamente nelle pari opportunità, sia dal punto di vista culturale che pratico. Questo è il vero tema, più che l’etichetta». Tra le donne che stima cita Giorgia Meloni, «la prima donna presidente del Consiglio in Italia», e Malala Yousafzai, «la più giovane vincitrice del Nobel per la Pace».

I ricordi dell’infanzia sono più emotivi che visivi. «Ho il ricordo di una famiglia serena. Mia madre era tanto presente e ci ha dato sicurezza. Di questo le sono davvero grata». Poi c’era il padre, spesso lontano per lavoro. «Quando tornava, quei momenti erano di una gioia immensa». Le estati al mare restano impresse nella memoria: «Lui arrivava di solito il sabato pomeriggio verso le tre. Mia madre ci preparava, ci vestiva eleganti, con i fiocchetti nei capelli». Ma Silvio Berlusconi rompeva subito gli schemi: «Ci prendeva così come eravamo e ci buttava in piscina. Ma si buttava anche lui. In giacca e cravatta». Ride. «Mia madre si divertiva moltissimo. Era il modo di papà di rompere gli schemi».

La morte del padre è stata un evento pubblico, ma vissuto con una sofferenza profondamente privata. «Anche se ci avevano detto tempo prima che la sua salute era compromessa io per mesi emotivamente ho faticato ad accettarlo». Quando è successo, «è stato un trauma». Eppure, nel dolore, anche una riscoperta. Racconta di un giorno in ospedale: «Mi ha detto: “Barbara, ho un’idea. Prendi carta e penna”». Voleva progettare un ristorante basato sulla cucina sana. «Abbiamo scritto il menù insieme». Non piatti dietetici, ma quelli del cuore: «la mozzarella di bufala con il pomodoro fresco, la pasta al pomodoro, la mela cotta, il gelato al fior di latte». «Papà non ha mai smesso di progettare il futuro».

È da questa spinta che nasce la Fondazione, nella primavera del 2025. «È nata dal mio desiderio di dare forma ad alcune domande che mi accompagnano da anni». Al centro ci sono educazione, infanzia e adolescenza, con una riflessione sull’impatto del digitale, degli smartphone e dei social media. Grande attenzione anche ai disturbi dell’apprendimento. «Sosteniamo realtà che lavorano su DSA e ADHD», cercando metodi che aiutino i ragazzi a studiare con maggiore serenità. «L’educazione per me è fondamentale: i bambini e i ragazzi di oggi formeranno la società di domani».

L’arte è un altro pilastro. Cofondatrice della Cardi Gallery e membro del patto per la Grande Brera, Barbara Berlusconi la considera uno strumento essenziale: «Parla alla parte emotiva dell’essere umano, stimola il pensiero». Sostenere progetti come la Grande Brera è stato naturale, così come partire da Milano.

La politica la osserva con rispetto. «Ho le mie idee, ascolto, mi informo e poi tiro le mie conclusioni». Si definisce profondamente liberale e critica duramente la gestione della pandemia: «Il Covid: una catastrofe gestionale». Le proposte di candidatura non sono mancate. «Ragionamenti messi in piedi da altri, non da me». La risposta è netta: «Non lo farò. È una responsabilità enorme, non è una staffetta».

Non vede oggi eredi del padre. «No, in questo momento no. Almeno, non con quella capacità di visione». Quanto agli errori di Silvio Berlusconi, sorride: «Potrei risponderle come faceva lui: ci penso…». Tra loro il confronto è sempre stato acceso, ma «era impossibile litigare davvero».

Anche il tema dell’eredità non ha spezzato l’unità familiare. «Noi siamo una famiglia vera». Dopo la morte del padre, «è stato naturale supportarci a vicenda». I cinque fratelli si sono ritrovati insieme, con i figli, più uniti di prima. «Mio padre ci ha sempre trasmesso valori molto forti: la famiglia, la fratellanza».

Oggi Barbara Berlusconi si percepisce diversamente. «Da ragazza avevo più insicurezze». La maturità le ha portato una forza interiore conquistata attraversando momenti bui. «Dieci anni fa è cominciata una depressione impegnativa, durata a lungo». A un certo punto ha capito di doversi fare aiutare. «Me lo sono imposta». La terapia le ha permesso di dare un nome a quella fatica. «Ho scoperto di avere l’ADHD».

Accettarlo da adulta non è stato semplice, ma è stato liberatorio. «Non era una mia colpa, non era mancanza di volontà». La maternità l’ha aiutata, soprattutto perché uno dei figli vive difficoltà simili. «Dovevo comprendere prima di tutto me stessa per poter davvero aiutare lui». Ha smesso di colpevolizzarsi e ha imparato a trovare strategie. «Per esempio, adesso arrivo in ritardo di dieci minuti, non di un’ora». Sorride. «Non le sembra un piccolo successo?».