The Ugly Stepsister è il film che non ti aspetti, un’opera che mescola il grottesco e il comico in un’interpretazione crudele, ma incredibilmente affascinante, della fiaba di Cenerentola. Scritto e diretto da Emilie Blichfeldt, questa pellicola si erge come una critica tagliente alla società contemporanea, con la sua ossessione per la perfezione fisica, ma anche come un’esplorazione disturbante della psiche umana, in un continuo gioco di luci e ombre che non lascia mai indifferenti.
Le protagoniste di questa rivisitazione, Elvira e Cenerentola, sono interpretate magistralmente da due attrici che, con la loro straordinaria capacità di entrare nel cuore dei personaggi, rendono il film un’esperienza unica. Elvira, la sorellastra sfigurata, è interpretata da Lea Myren, il cui volto segnato dai continui interventi chirurgici e dalla sofferenza emotiva riesce a raccontare senza parole il dramma interiore del personaggio. Cenerentola, invece, è una giovane e delicata Thea Sofie Lock Neass, che conferisce alla sua interpretazione una forza inaspettata.
Il film non è un semplice riadattamento della classica storia di Cenerentola, ma una riflessione cruda e potente sulle pressioni sociali che riguardano il corpo e la bellezza. La trama ruota attorno alla figura di Elvira, obbligata dalla madre a sottoporsi a dolorosi trattamenti estetici e ad affrontare torture fisiche per cercare di migliorarsi, tutto con l’obiettivo di conquistare il principe al ballo. La sua vita è un inferno di operazioni, punizioni e aspettative che non si fermano mai, ma che lei accetta passivamente, incapace di dire di no, come se fosse l’unico modo per sentirsi finalmente accettata. La chirurgia estetica diventa una prigione, e i sacrifici che Elvira si impone sono sempre più estremi, arrivando a farsi rifare il naso, a modificare le ciglia con tecniche crude e pericolose e perfino a ingoiare un uovo di verme solitario per evitare di ingrassare. Ogni scena di queste pratiche è surreale, tragica e al contempo comica, con una dose di ironia che non sminuisce mai la crudeltà delle azioni, ma anzi le amplifica, creando un contrasto che ti tiene con il fiato sospeso.
La forza del film sta nella sua capacità di oscillare tra la repulsione e l’intrattenimento.
Le immagini sono così potenti da essere indelebili, e non puoi fare a meno di restare incollato allo schermo, anche quando la tua mente ti urla di fermarti. Le scene, infatti, sono volutamente esasperate: la violenza psicologica e fisica che Elvira subisce è così realistica da far sembrare il film una sorta di incubo, ma, come in ogni grande opera d’arte, c’è un’ironia sottile che riesce a stemperare il dramma e a rendere il tutto paradossalmente accattivante, come la raffigurazione del sesso e del corpo maschile.
Ma non è solo la trama a colpire: la fotografia di The Ugly Stepsister è impeccabile. Le riprese si alternano tra paesaggi incantevoli dei fiordi nordici e inquietanti boschi oscuri, creando un’atmosfera che è al tempo stesso magica e spettrale. I costumi sono lussuosi e raffinati, ma al tempo stesso inquietanti, con dettagli che rispecchiano perfettamente il contrasto tra la bellezza esteriore e il dolore interiore dei personaggi. La scelta dei colori, delle luci e delle inquadrature è sublime, e ogni singolo fotogramma sembra curato come un’opera d’arte.
La battaglia tra Elvira e Cenerentola è l’aspetto centrale della trama, ed è anche l’elemento che più affascina e disorienta lo spettatore. Chi ha ragione? Da una parte, Cenerentola è una giovane orfana maltrattata dalla matrigna per via di un rapporto sessuale prematrimoniale che l’ha fatta esiliare e relegare nella sofferenza. Dall’altra, Elvira è una vittima di se stessa, della madre, dell’insegnante di danza e soprattutto dei canoni estetici che la società impone. Il conflitto tra le due sorellastre è all’ultimo sangue, e, nonostante la sua crudeltà, è impossibile non sentirsi coinvolti.
Il film riesce a mantenere il pubblico in una costante indecisione su chi sia il vero buono della storia, e questa ambiguità morale è uno dei punti di forza del film.
Il film non si limita a raccontare una fiaba, ma solleva domande profonde sulla bellezza, sulla perfezione e sulla sofferenza che spesso vi si nasconde dietro. Ogni dettaglio, dalla scenografia alle interpretazioni, è pensato per far riflettere lo spettatore su quanto la ricerca della perfezione possa trasformarsi in un incubo. The Ugly Stepsister è, infatti, un film che non lascia spazio alla superficialità: è tagliente, esagerato, ma anche profondamente umano.
Non mi dilungherò oltre, perché ho già spoileratp abbastanza, ma credo che The Ugly Stepsister meriti davvero un riconoscimento, forse anche una candidatura agli Oscar, perché è un film che va oltre le convenzioni, un’opera che affascina, inquieta, fa ridere e piangere. Non è solo un adattamento di una fiaba, ma una denuncia feroce e ironica dei demoni contemporanei. E, come tutte le grandi opere, rimane con te, ben oltre i titoli di coda.
Ma questo dovete scoprirlo da soli.




