Due anni dalla morte della figlia
Sono passati ormai due anni dalla morte di Giulia Cecchettin, uccisa 11 novembre a soli 22 anni Giulia, dal suo ex fidanzato, Filippo Turetta.
Al cimitero per ricordarla ci sono diversi fiori, e come spiega Corriera della Sera, sulla croce un cartello blu riporta una frase di Nietzsche: «E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica». Per ricordare il suo passato nella danza.
Nelle ultime ore anche il padre Gino l’ha ricordata in un’intervista a Il Nord Est.
«Sono passati nel dolore. A volte velocemente, altre con una lentezza che pesa. Non saprei dire come è avanzato il tempo. Sembra ieri che parlavo con Giulia, e invece sono già trascorsi due anni. Ogni giorno porta con sé la sua dose di dolore, a volte molto intensa. Ma insieme al dolore c’è anche la gratitudine per averla avuta nella mia vita».
Dopo aver saputo che anche la Procura non avrebbe impugnato la sentenza di primo grado, confermando l’ergastolo per Filippo Turetta, Gino Cecchettin ha scritto che “la guerra è finita”.
«Volere giustizia a tutti i costi è naturale – spiega –. Ma ci sono dolori che nessuna pena può alleviare. Non ci sarà mai sollievo, Giulia non tornerà. Continuare a combattere, chiedendo il riconoscimento di stalking e crudeltà, sarebbe giusto sul piano legale, ma significherebbe prolungare per anni la sofferenza. E per cosa? La condanna all’ergastolo c’è già. È giusto fermarsi, concentrare le energie su ciò che serve davvero: restare collegati alle cose che generano valore».
E sul reato di stalking, afferma: «Non ho studiato legge e non mi sento di giudicare. Ma condivido ciò che hanno detto procuratori e presidenti di tribunali: serve più formazione anche all’interno della magistratura. I tempi cambiano, e la giustizia deve adeguarsi a una società in trasformazione. Non si può continuare a ragionare con modelli del secolo scorso. Serve un passo diverso, un linguaggio nuovo, un modo più attuale di considerare e punire certi reati».
In memoria di Giulia e per aiutare tutte le vittime di Femminicidio è stata istituita, da un anno, una fondazione.
«Vedere le donazioni trasformarsi in progetti concreti. I corsi di formazione nelle scuole e nelle aziende, le lezioni di educazione all’affettività e alla sessualità che ci vengono richieste sempre più spesso, i percorsi per insegnanti e operatori. E poi il centro antiviolenza aperto a Roma, grazie alla collaborazione con la Fondazione Donna, e la formazione degli agenti di polizia. Tutto questo è frutto di un impegno collettivo. Mi colpisce ogni volta l’accoglienza dei ragazzi, la loro voglia di partecipare. Chiedono un futuro diverso, e questo mi emoziona sempre. E poi le testimonianze delle ragazze che, grazie a Giulia, hanno trovato il coraggio di denunciare. Si sono salvate».




