Io non sono fan dei film che rappresentano Frankenstein, e men che meno sono fan di Jacob Elordi, che ormai si trova ovunque come il prezzemolo.
Quindi, quando ho letto che Guillermo del Toro, che invece apprezzo, stava per uscire con una sua versione di Frankenstein con attore protagonista Jacob Elordi non sapevo cosa aspettarmi.
Ma ho deciso di fidarmi, e ho fatto bene, perché non sono rimasta affatto delusa, anzi.
Guillermo del Toro, è un regista noto per la sua capacità di immergere il pubblico in mondi visivamente straordinari e al contempo ricchi di emozioni umane, come con La forma dell’acqua, così ha dato vita a una versione di Frankenstein che si distacca radicalmente dalle interpretazioni precedenti.
Con un cast che include Jacob Elordi e Mia Goth, il film non solo rilegge il classico di Mary Shelley, ma lo reinventa, rendendolo un’esperienza unica, intensa e visivamente memorabile.
La performance degli attori è una delle chiavi del successo di questa pellicola.
Jacob Elordi riesce a incarnare la figura di Frankenstein con una passione e un tormento che rispecchiano perfettamente la visione del regista, ricordando vagamente le figure di Egon Schiele, non così assurdo vista la passione che ha Guillermo del Toro per l’arte, specialmente per quella di Goya.
Anche l’interpretazione di Oscar Isaac risulta memorabile, è complessa e sfumata, mostrando il giovane scienziato come un uomo che cerca disperatamente di sfidare i limiti della natura, ma che finisce per essere travolto dalle conseguenze delle sue azioni.
Elordi, invece, canalizza una sofferenza palpabile che si fa strada tra i suoi tratti, dando vita a un personaggio che è sensibile, coraggioso, puro.
La sua chimica con Mia Goth è incredibile, la loro interazione è carica di tensione e di sentimenti contrastanti, che contribuiscono a dare profondità alla storia.
Mia Goth, ormai famosa per le sue interpretazioni intense e disturbanti, interpreta una donna carica di emozioni, desideri e una solitudine incolmabile. Goth riesce a portare sullo schermo una sensibilità straziante e affascinante, una danza tra il dolore e la speranza, che si fa strada tra gli angoli oscuri del cuore umano.
Mostrando anche l’incomprensione nei confronti degli altri e della vita.
La forza di questa versione di Frankenstein sta anche nel fatto che il film non perde mai la sua essenza originale, ma riesce a rimanere fedele allo spirito della storia di Mary Shelley pur mantenendo l’impronta inconfondibile di del Toro.
Il regista si distacca completamente dalle altre interpretazioni cinematografiche della storia, creando un’opera che si distingue per la sua estetica e la sua profondità emotiva.
Nonostante il film possa essere considerato lento da alcuni, la sua durata non pesa mai. Al contrario, il lungo respiro della pellicola permette di esplorare ogni aspetto psicologico e filosofico della storia, senza fretta, senza superficialità. Il ritmo lento è in realtà un’opportunità per il pubblico di immergersi completamente nell’universo creato da del Toro.
La fotografia, opera di un maestro come Dan Laustsen, è ricca di dettagli e colori che contribuiscono a creare un’atmosfera avvolgente e inquietante. Ogni scena è studiata nei minimi dettagli, con una luce che gioca un ruolo fondamentale nel trasmettere le emozioni dei personaggi e nel sottolineare la dicotomia tra il bene e il male, la creazione e la distruzione. Gli abiti, le scenografie e la paletta di colori sono altrettanto curati, ogni elemento è parte di un disegno visivo che arricchisce la narrazione e la rende ancora più coinvolgente.
La colonna sonora, anch’essa studiata per enfatizzare la tensione emotiva e drammatica della storia, contribuisce a rendere ogni scena ancora più potente.
La pellicola riesce a coniugare il meraviglioso con l’orribile, il sublime con il terribile, come solo Guillermo del Toro sa fare. Non è solo un film su un uomo che gioca a fare Dio, ma un racconto sull’isolamento, la creazione e le conseguenze delle nostre azioni. Nonostante il genere fantastico, Frankenstein è un film che parla a tutti, non solo agli appassionati di horror o ai fan della Shelley. È una storia universale che esplora la fragilità dell’animo umano e le sue lotte interiori, raccontata con la sensibilità e l’eleganza di un maestro del cinema.
Per concludere, Frankenstein di Guillermo del Toro è una visione da consigliare senza riserve a chiunque ami il bel cinema, quello che non solo intrattiene, ma che lascia qualcosa dentro.
È un’opera che si fa ricordare, che resta impressa nella mente e nel cuore, e che va oltre i confini del genere, toccando temi universali e senza tempo. Un capolavoro da non perdere, senza ombra di dubbio.




