Chiara Poggi è stata uccisa nella sua abitazione 18 anni fa. Una vita spezzata a soli 26 anni 

Il caso Chiara Poggi rappresenta ancora oggi una delle vicende italiane più complesse e controverse. Il delitto è avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007 e ancora si cerca la verità.  Chiara venne trovata priva di vita nella sua abitazione dai familiari.

Da subito l’attenzione degli inquirenti si concentrò sul fidanzato, Alberto Stasi, testimone unico della scoperta del corpo. A diciotto anni dall’omicidio della giovane laureata di 26 anni,  i carabinieri hanno ritrovato anche un martello nel canale Tromello, dragato ieri con le idrovore per cercare l’arma del delitto di Chiara Poggi. 

Oggetto che è stato ritrovato nel canale che si trova vicino alla casa della nonna delle cugine della vittima, le gemelle Cappa. Martello reputato molto interessante dagli inquirenti, che hanno riaperto le indagini: nella villa dove fu uccisa Chiara mancava appunto un martello. In contemporanea sono state effettuate perquisizioni nelle abitazioni di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, e dei suoi genitori, che si sono concluse con il sequestro di dispositivi elettronici. 

Le indagini negli anni hanno subito numerosi stop e ripartenze, tra consulenze tecniche, errori procedurali e accese battaglie legali.

Dopo un primo processo conclusosi con l’assoluzione di Stasi in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione annullò tutto con rinvio, dando il via ad un nuovo processo, che portò infine alla condanna definitiva a 16 anni di reclusione nel 2015. Un verdetto che, nonostante la conclusione formale della vicenda giudiziaria, ha lasciato aperte molte domande. Un crimine efferato che ha lasciato sgomenti tutti. E per il quale si continua ad indagare.

Al di là delle difficili indagini scientifiche, dell’uso delle prove informatiche e le perizie forensi, si rafforza il il bisogno di giustizia di fronte a questo crimine: il nome di Chiara Poggi rimane il simbolo di una vita spezzata.