Per la proprietà transitiva chi ama Mia Khalifa deve canticchiare Cuoricini dei Coma_Cose
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In metropolitana c’è questa signora peruviana, per dirla con Zerocalcare, credo sia peruviana, ma magari è cilena o di un qualche altro paese sudamericano, questi sono viaggi tutti nostri. Ecco in metropolitana c’è questa signora peruviana, signora nel senso di donna adulta, probabilmente ha dieci anni e passa meno di me, e io non mi definirei mai signore, non perché io sia volgare, ma perché continuo a credermi giovane, malattia tipica dell’occidente, ecco, c’è questa signora peruviana che si sta tagliando le unghie, seduta di fronte a me. Se le sta tagliando con il tagliaunghie, quell’affaretto di metallo che si usava credo negli anni Settanta appunto per tagliarsi le unghie. In realtà ero convito si chiamasse nettaunghie, ma il nettaunghie, ho appena scoperto su Google, è quella sorta di piccola lancia che si usa per rimuovere la sporcizia sotto le unghie, e anche le pellicine da sopra le unghie, per altro nel tagliaunghie è presente anche un nettaunghie, mentre il tagliaunghie è appunto l’aggeggio che la signora peruviana sta usando proprio in questo momento. È lì che si taglia le unghie, con nonchalance, e poi se le pulisce, rimuovendo sporcizia e pellicine, il tutto mentre a fianco a lei ci sono persone sedute, imbambolate dai propri smartphone, del tutto ignare che ci siano ottime possibilità che sporcizia, pellicine e anche le parti di unghia tagliate dal tagliaunghie, finiscano loro addosso, la signora peruviana è discreta nel non farsi cogliere in flagranza, ma le unghie sono pur sempre unghie, e la sporcizia è sporcizia, non è che svaniscano nel nulla. La signora peruviana, chissà se è poi davvero peruviana, mi chiedo, è imperscrutabile, lavora di precisione, senza neanche prestare troppa attenzione, sembrerebbe, anche immagino per non destare sospetti su chi le sta intorno, me compreso. Taglia, pulisce, toglie le pellicine, poi passa all’unghia successiva, procedendo dal pollice verso l’indice, prima la mano sinistra, poi la destra. Evidentemente non è mancina, perché il lavoro, sulla destra procede in maniera più legnosa, lasciandosi quell’aura di perfezione alle spalle. Intorno a lei nessuno se ne cura, me escluso, la dittatura dei social regna sovrana in questa carrozza delle metro, come un po’ ovunque.
Questa cosa che a fianco a noi ci possa essere qualcuno, non nello specifico sempre una signora peruviana, che nell’incuranza generale sta facendo qualcosa che riterremmo socialmente inappropriato e inaccettabile, ma che proprio per quell’incuranza, anche nostra, continua a farlo tranquillamente, e questo grazie al fatto che siamo imbambolati a fissare su un piccolo schermo quel che succede nel mondo, è una faccenda che meriterebbe, immagino, una qualche riflessione. Roba che quando muore di stenti un nostro vicino di casa ci fa dire, “stiamo sempre a guardare al prossimo che ci è lontano e non ci accorgiamo di quello che abbiamo a fianco”, forse, ma anche che ci mette al riparo dal sentirci in dovere di fare qualcosa, davvero, non solo attraverso proclami destinati a scomparire da tutte le timeline giusto nell’arco di tempo che arrivino altri proclami, altre foto di piedi o piatti, altri reel.
Io sono ipnotizzato dalla signora, dai suoi gesti fermi ma non invadenti dell’attenzione altrui, al punto che mi chiedo perché, che so?, su Tik Tok, non ci siano dei thread, sempre che si chiamino thread quelli di Tik Tok dedicati a gente che si taglia le unghie. Che a pensarci bene, io non frequento molto Tik Tok, credo di non esserci entrato più da almeno sei, sette mesi, per dire, il che è come dire che uno non frequenta molto un qualsiasi posto esotico nel quale è stato in vacanza per una settimana una volta nella vita, quindi non è poi detto che non ci sia gente che si taglia le unghie a beneficio di camera su Tik Tok, sono io che non ne sono a conoscenza. Magari è un feticismo, e quindi ha anche un nome, il guardare gente che si taglia le unghie. Cioè che c’è da qualche parte gente che si eccita guardando qualcuno che si taglia le unghie, e se adesso fosse al posto mio, qui sulla metro, sarebbe assolutamente sconvolto da quel che sta avvenendo. Tipo che se sei un feticista del golden shower, che è uno dei feticismi più noti, credo, come quello dei piedi, e per golden shower si intende, le parole hanno un peso, farsi pisciare addosso da qualcuno, la pioggia dorata è il piscio, a volte i nomi sono più nobili dei gesti, ecco, tipo che se sei feticista del golden shower e sei in metro di colpo qualcuna o qualcuno ti prende, ti butta a terra e ti piscia sopra, come niente fosse. Capite bene come certe cose, a me, facciano strani effetti, succedono e io parto per la tangente, facendo pensieri non esattamente razionali, quindi forse cose che non andrebbero chiamate pensieri. Per dire, adesso mi è impossibile non ipotizzare che intorno a me ci sia qualcuno che si sta eccitando, fatto da tenere altrettanto segreto dello stare lì a tagliarsi le unghie seduta su una carrozza della metro all’ora di punta, e ipotizzo anche che, in caso, nella carrozza ci sia anche qualcun altro che come me ha visto la signora peruviana che si taglia le unghie, si è accorta di me che la sto fissando e ha pensato che io sia uno di quegli strani feticisti che guardano i reel di Tik Tok dove ci sono persone che si tagliano le unghie per eccitarsi e ora si sta eccitando dal vivo, come fosse in un peep show e non in una carrozza della metro all’ora di punta. Magari qualcuno pensa anche che io e la signora peruviana siamo legati da un qualche rapporto morboso e che lei sta lì a tagliarsi le unghie in pubblico perché io gliel’ho imposto, occidentale che sfrutta le persone del terzo mondo, o magari, rovesciando i ruoli, è lei che mi ha portato qui come uno schiavo, a fissarla mentre si taglia le unghie. Come capite a volte la faccenda mi sfugge di mano.
Il fatto è che a volte la vita non va sempre come uno si immagina debba andare, ce lo cantava bene Raf ormai una venticinquina e passa di anni fa, quando ci raccontava della vita, delle storie e dei pensieri di un alieno. Così può accadere che qualcosa che fino a un certo punto non avremmo mai raccontato agli altri, dove per altri si intende a chi ci sta a sentire, si tratti o meno di chi ci conosce di persona o chi è un nostro lettore, parlo per me, come il fatto di conoscere il nome di una ex pornostar senza bisogno di ricorrere a Google, impatti in maniera curiosa e debordante col nostro lavoro di critici musicali, il tutto a partire da un innocuo passaggio in auto. Vite che si incontrano, casualmente, generando avvenimenti che poi diventano, giocoforza, anche notizie.
Notizie… diciamo più che altro notiziole, qualcosa di curioso che da qualche ora sta girando, cioè il fatto che i Coma_Cose di colpo sono balzati agli onori delle cronache negli USA, grazie a un involontario e buffo endorsement da parte di Mia Khalifa, un tempo notissima pornostar di origini mediorientali di passaggio a Milano per la Fashion Week e incappata in Cuoricini, loro ultima hit sanremese, mentre se ne andava in giro su un Uber, di lì a poco a chiedere soccorso sui social per scoprire quella che ha definito come la sua nuova canzone del cuore, anche se lei pensava si intitolasse Arancini e fosse il jingle di un ristorante. Ecco la notiziola in questione, sfiziosa, curiosa, anche simpatica: una star internazionale che si innamora di una canzone ascoltandola per caso in auto, e pronta a lanciarla al proprio pubblico senza i soliti filtri della discografia. Notiziola che è in realtà legata al fatto che tutti, ma proprio tutti tutti sanno chi sia Mia Khalifa, e non certo per questo suo amore spropositato per certi motivetti pop.
Anche tu che stai leggendo, quindi, il che ti pone di fronte a un dilemma shakespeariano: da una parte di verrebbe voglia di star lì a festeggiare con California e Fausto Lame, questi i nomi dei due Coma_Cose, perché un endorsement del genere pesa, pesa eccome, ma dall’altra ti viene da chiederti come giustificare il conoscere così bene il nome Mia Khalifa, non certo associabile di per sé alla musica, e men che meno al mondo della moda. Impasse facilmente aggirabile, perché in fondo la nostra, libanese di origine, americana di d’adozione, un certo video con velo diventato comprensibilmente virale ai tempi, ha oltre ventisei milioni di followers, magari potresti pur dire di averla vista da qualche parte su Instagram, mica è poi così di nicchia come il suo ex mestiere potrebbe lasciar pensare. Del resto capire come e quanto il suo endorsement peserà sul futuro dei Coma_Cose e il destino di Cuoricini è una faccenda con la quale ci potremo intrattenere prossimamente, l’idea che prima o poi California e Fausto si incontrino con Mia e magari collaborino in una qualche maniera raccontabile, che so?, con una versione di Cuoricini dal titolo Arancini, lì pronta a farci sognare a occhi aperti.
Il fatto che la canzone che sta facendo impazzire i social, proprio per l’entusiasmo dimostrato da Mia Khalifa, parli di entusiasmi che passano dai social, e di come noi ci si sia tutti un po’ troppo assoggettati al ricercare costantemente quei medesimi consensi altro non è che un cortocircuito bello e buono, di quelli che a pensarli a tavolino non ci si riuscirebbe proprio, tocca che arrivino dalla vita vissuta.
Nel mentre arriva la fermata nella quale devo scendere, io non viaggio in Uber, come Mia Khalifa, del resto non ho ventisei milioni di followers, e nessuno mi ha mai visto con un velo in certi video. Io che Cuoricini si intitolasse Cuoricini e non Arancini lo sapevo pure, Mia avrebbe potuto chiedere direttamente a me, solo avesse saputo della mia esistenza. Avesse saputo dei minuti passati a guardare la tizia che si stava tagliando le unghie in metro facile che lo avrebbe fatto, ognuno ha i fan che si meritano, fan arrivati per quei giri strani che cantava ai tempi Venditti, quelli che fanno giri immensi e poi ritornano. Io, per dire, sono appena tornato a casa, il tempo di scrivere questo pezzo e pubblicarlo.