Dove Conti taglia, Mahmood improvvisa. Benigni sferza la politica, Bresh canta due volte e Tony Effe si riprende la sua sciarpa d’oro. Ma alla fine, è Mahmood l’eroe che salva la serata

Doveva essere la serata più attesa: i duetti, le cover, le esibizioni iconiche. E in parte lo è stata. Fedez e Marco Masini infiammano l’Ariston con Bella Stronza e chiudono terzi, mentre Giorgia e Annalisa dominano con una versione impeccabile di Skyfall. Ma il vero colpo di scena lo regalano Lucio Corsi e Topo Gigio, che con un’esibizione poetica si prendono il secondo posto.
Nel frattempo, Tony Effe torna con la sua sciarpa d’oro (da 50k) dopo la polemica della sera prima, Bresh è costretto a esibirsi due volte per problemi tecnici e, come se non bastasse, a innescare il primo terremoto della serata ci pensa Roberto Benigni. “Sanremo non sarà un evento politico”, aveva dichiarato Conti. E invece in due minuti Benigni asfalta governo e opposizione.
Ma Conti non batte ciglio. Più che un conduttore, un censore. Ssmbra quasi che voglia ripulire il Festival da qualsiasi cosa non sia perfettamente allineata e prevedibile.  Eppure, Sanremo negli ultimi anni ha vissuto di momenti fuori dagli schemi, di meme e caos organizzato.
MAHMOOD È IL VERO EROE.DELLA QUARTA SERATA
Ma se Conti taglia lo spettacolo, ci pensa Mahmood a rimetterlo in scena. Goofy, impacciato, ironico senza volerlo: la sua co-conduzione è la rivelazione che non sapevamo di aspettare. In un attimo trasforma il pubblico in “raga”, i telespettatori in “follettini” e Topo Gigio in miglior amico.
Poi prova a far scatenare Conti in tuta gold e, nel delirio, gli stampa pure un pugno sul naso.
Ma non finisce qui. Dopo una serie di lanci a denti stretti e battute non richieste, Mahmood si riprende il suo spazio con un mash-up che è un pugno emotivo. Per cinque minuti torna se stesso, e lo fa alla grande.

Morale della favola? Sanremo ha sempre bisogno di un eroe. E stavolta, è Mahmood. Anche se ancora non lo sa.