Varese, parla Silvia Gaggini, la madre del piccolo Davide ucciso dal padre

Varese, parla Silvia Gaggini, la madre del piccolo Davide ucciso dal padre

Varese, parla Silvia Gaggini, la madre del piccolo Davide ucciso dal padre la sera di Capodanno con una coltellata alla gola

Silvia Gaggini è la madre del piccolo Davide Paitoni, ucciso dal padre con un taglio alla gola. Dopo l’uccisione del figlio, l’uomo ha cercato di uccidere anche la madre, raggiungendola a casa dei genitori.

Il Corriere della Sera riporta la testimonianza della donna, che ha raccontato cosa è accaduto quel giorno: “«Sono certa di aver gridato dicendogli “cosa stai facendo?”, e lui mi ha risposto “ti ho voluto dare una lezione”». Ha visto il coltello? «Sì. Si trattava di un coltello da cucina per il taglio della carne. Lo ricordo perfettamente perché è uno dei coltelli che utilizzavamo quando vivevamo insieme»“.

Sempre il Corriere della Sera riporta altri stralci del verbale con le dichiarazioni della donna: «Gli ho chiesto – all’ex marito ndrse andava tutto bene ma non ho ottenuto risposta e non mi sono preoccupata perché pensavo che Daniele stesse riposando. Alle 21.47 ho ricevuto un WhatsApp audio di Davide che mi diceva: ho avuto una bella giornata con Daniele, te lo sto riportando. Ho indossato il giubbotto e sono uscita in strada ad attenderlo. Raggiunta la strada ho visto che era già arrivato e mi aspettava fuori dalla sua macchina con il baule stranamente aperto. Ho chiesto: dov’è Daniele? E lui: è nascosto dall’altra parte della macchina».

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Poi l’aggressione: «Mi ha raggiunto velocemente e mi ha colpita al volto. Ho pensato che mi stesse picchiando con le mani. Solo quando mi ha colpita al petto ho realizzato che stava usando un coltello. Ho tentato di fuggire gridando e chiedendo aiuto e mentre ero di spalle sono stata colpita di nuovo. A quel punto sono fuggita e lui è salito in macchina e si è allontanato»

Sugli incontri tra il bambino e il padre, riferisce Silvia Gaggini: «Vorrei puntualizzare che Davide aveva richiesto espressamente che fossi io a portare il bambino». E aggiunge: «Per il giorno di Capodanno gli accordi prevedevano che io portassi Daniele da lui alle 13. L’ho accompagnato alle 13 precise fino alla porta dell’abitazione dove Davide era ai domiciliari, e gliel’ho consegnato. In quel momento ci siamo limitati ai saluti formali, Davide mi ha augurato buon anno».

Gli accordi delle visite erano stati stabiliti dai legali: «In seguito all’autorizzazione del giudice che concedeva a Davide di poter tenere con sé nostro figlio, i nostri rispettivi avvocati di volta in volta si accordavano circa gli orari in cui il padre poteva tenerlo con sé. Personalmente ho tentato di limitare queste visite perché ritenevo che l’abitazione dov’era ai domiciliari non fosse idonea ad ospitare un bambino per molto tempo, anche perché non poteva uscire e doveva rimanere per lunghi periodi in quello spazio angusto. Tuttavia durante le festività di fine anno ho dovuto sottostare alle decisioni prese dai legali».

Fonte immagine: https://twitter.com/_Carabinieri_/status/1478048512222892036/photo/1

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