Mara Venier torna sui suoi passi: “Non avrei dovuto leggere il comunicato di Sanremo”

Mara Venier

Il mea culpa della conduttrice

Mara Venier, signora della televisione italiana e volto da anni di Domenica In si racconta a Corriere della Sera. La conduttrice fa un excursus nella sua carriera tornando anche sull’ultima edizione di Sanremo.

«La mia storia professionale dimostra chi sono, amo la Rai e sto lì da 30 anni, non da quando è arrivata Giorgia Meloni. Il comunicato? Non avrei mai dovuto leggerlo. Punto».

Eppure non ha lasciato il programma: «Quest’anno ero decisa, come mi ha insegnato Arbore, mio ex compagno e amore, bisogna lasciare quando le cose vanno bene. Ma Domenica In è il mio tallone d’Achille, non potrei fare nessun altro programma, è un format adattato a me, Domenica In sono io, il mio modo di essere, i miei amici… La Rai anche questa volta mi ha chiesto di fare un altro anno, e allora sono andata da mio marito che non gli sono venuti i capelli dritti solo perché è pelato… e ogni volta è così. Sono un casino di donna».

Leggi anche: La replica di Mara Venier dopo le polemiche: “Non censuro nessuno”

Poi la Venier passa alla sua infanzia: «Ero un’adolescente ribelle. Ero la capobanda dei bambini in quei tre palazzoni — 180 famiglie — con un grande giardino al centro. Avevo messo tutti sotto, ero sempre per strada, a scuola andavo malissimo. Non ascoltavo mai mia mamma, ricordo che una volta tornai a casa insanguinata dopo che mi ero ferita a una gamba con la punta di un cancello, mia mamma mi vide piena di sangue e mi riempì di botte. Lei reagiva così al mio essere un maschiaccio».

Infine parla pure della gravidanza a 17 anni.

«All’epoca facevo la parrucchiera e lui era bellissimo: sono rimasta incinta praticamente subito, manco sapevo come si facevano i bambini. Non avevo il coraggio di dirglielo, e infatti non dissi niente, non ne abbiamo mai parlato, anche se avevano intuito, ma prevaleva il contesto, la vergogna, lo scandalo. I miei amici mi dicevano che non potevo tenere Elisabetta, ma ancora una volta ho fatto di testa mia. I miei dovettero firmare per il matrimonio “riparatore” perché ero minorenne. Il 13 giugno del ’68 mi sposai e Francesco la sera stessa mi mollò per andare a Roma per fare l’attore».

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *