L’ombra del doping dietro la morte nel sonno di due maratoneti: il mistero che scuote il mondo dell’atletica amatoriale

Due tragedie nel giro di poche settimane hanno scosso il mondo del podismo veneto: Anna Zilio, 39 anni, e Alberto Zordan, 48, entrambi maratoneti appassionati, sono morti nel sonno a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra. I due facevano parte dello stesso gruppo sportivo e condividevano la passione per le lunghe distanze, le gare popolari e l’impegno quotidiano negli allenamenti.

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Le circostanze ravvicinate e la somiglianza dei decessi hanno spinto le autorità a indagare. Le procure di Verona e Vicenza hanno disposto autopsie e analisi tossicologiche approfondite per chiarire se dietro questi episodi possano esserci cause naturali, fattori ambientali o, come ipotizzano alcuni, l’ombra del doping.

Anna Zilio è stata trovata priva di vita nella sua abitazione il 13 ottobre; Zordan è morto poco più di due settimane dopo, nella notte tra l’1 e il 2 novembre.  Le due tragedie, comunque, sollevano un tema più ampio: quello della sicurezza e della consapevolezza nello sport non professionistico. Gli esperti di medicina sportiva ricordano che anche gli atleti amatoriali devono sottoporsi a controlli regolari, evitare di assumere farmaci senza prescrizione e diffidare di chi promette “prestazioni miracolose”.

Solo i risultati delle analisi potranno dire se dietro queste morti ci sia davvero l’ombra del doping o se si tratti, più tragicamente, di coincidenze fatali. Fino ad allora, restano il cordoglio, i dubbi e una domanda che pesa su tutto il mondo della corsa: quanto costa davvero superare i propri limiti?