Le parole dell’uomo
Gino Cecchettin continua a parlare con lucidità e coraggio di temi difficili, anche quando toccano da vicino il dolore più grande.
In un’intervista al Quotidiano Nazionale, il padre di Giulia non chiude la porta alla possibilità che Filippo Turetta, l’assassino di sua figlia, possa un giorno intraprendere un percorso di giustizia riparativa.
Non lo dice per perdonare, ma per coerenza con una visione più ampia della giustizia: «Penso che, in generale, sia un percorso valido per reinserire nella società chi ha sbagliato, anche in modo grave», spiega. Ma aggiunge che servono strumenti concreti, perché la riparazione non resti solo un concetto astratto. Quando, tempo fa, aveva detto “è troppo tardi”, si riferiva alla fase del processo — ormai vicina all’appello — non a un rifiuto dell’idea: anzi, ammette che forse, per un cammino del genere, è ancora troppo presto.
Cecchettin parla anche della pressione mediatica che lo ha accompagnato in questi mesi. Dice che ci si sente giudicati, osservati, fraintesi in ogni parola. Eppure, nonostante la fatica, rifarebbe tutto: «Gli stereotipi si combattono anche così, affrontandoli, senza paura di andare controcorrente. Un po’ alla volta le cose cambiano».
Il suo impegno oggi è tutto rivolto a far crescere la consapevolezza sulla violenza di genere, che secondo lui resta ancora poco compresa. Con la Fondazione Giulia Cecchettin ha riunito un comitato di esperti e studiose, per lavorare su basi scientifiche e creare materiali divulgativi semplici, anche per le scuole. L’obiettivo è mostrare le tante facce della violenza, far capire che non è solo un problema delle donne ma soprattutto degli uomini.
«Lo spero — dice Cecchettin — e non perdo la speranza.»




