Ilaria Salis si racconta: «La casa dello scandalo? Mi contestano un debito»

Silvia Salis

È finalmente libera

Ilaria Salis da qualche settimana sta riassaporando il sapore della libertà. Libertà di fare piccole cose, anche quella di rilasciare interviste direttamente e non senza la procura del padre.

Proprio di questo ne ha parlato in un dialogo con Repubblica.

«Mio padre è un liberale ma non abbiamo mai litigato per questo. L’antifascismo è il nostro comune denominatore». L’uomo, Roberto ha lottato per la libertà della figlia: «L’ha fatto col cuore e con convinzione. Ero chiusa in fondo al pozzo, nessuno sentiva la mia voce, è stato lui a portarla fuori».

Adesso, la Salis, sta studiando il funzionamento dell’europarlamento, senza preoccupazioni «Mi spaventava di più essere in un carcere ungherese».

Poi parla anche della questione dell’alloggio popolare a Milano.

«La famosa casa dello scandalo… la polizia mi ha trovato lì nel 2008, quando avevo 24 anni. Oggi ne ho 40. Da allora non sono più andati a fare verifiche per vedere chi ci abitasse, però l’Aler mi contesta lo stesso un debito di 90 mila euro».

Salis spiega: «Prendiamo Milano, 12.000 appartamenti popolari sfitti e 10.000 nuclei familiari in lista di attesa. I movimenti per la casa non tolgono niente a nessuno, cercano di risolvere con altre modalità un problema che le istituzioni non risolvono».

Poi: «non mi sento un simbolo. Sento di essere una donna in carne ed ossa con una storia. Non sono sola, attorno ho una comunità che ha combattuto insieme a me, che ha dato prova della forza della solidarietà».

Leggi anche: Ilaria Salis e il debito di 90 mila euro: la storia

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