Si parla del futuro della lega
Gabriele Gravina non vuole più restare da solo nel mirino. Non accetta di farsi carico di tutte le responsabilità e lascia intendere che il conto andrebbe diviso con chi oggi accusa ma ieri è rimasto in silenzio. Allo stesso tempo, però, è consapevole dei limiti del suo ruolo. Ed è da qui che nasce un’ipotesi sempre più concreta: fare un passo indietro. Dimettersi.Dopo la Bosnia aveva rinviato ogni valutazione al Consiglio federale, senza mettere in discussione la propria posizione. Stavolta invece sente l’urgenza di fare chiarezza: assumersi le proprie responsabilità, ma senza accettare una lettura a senso unico. L’idea è agire per il bene del calcio italiano, guardando a un futuro più “sostenibile”, anche con un’altra guida.
Per questo ha deciso di anticipare i tempi e incontrare subito Leghe e associazioni di categoria, senza aspettare la prossima settimana. È lì che dovrebbe comunicare la sua scelta. Le dimissioni verrebbero lette come un gesto di responsabilità, anche se non è escluso che qualcuno provi a trattenerlo, anche per il suo ruolo in Uefa in vista dell’Europeo 2032.
In caso di addio, resterà in carica per la gestione ordinaria fino a nuove elezioni: assemblea entro 90 giorni, candidature entro i 40 precedenti. Per quanto riguarda i sostituti i nomi iniziano già a circolare. Quello di Giancarlo Abete resta sullo sfondo, mentre prende quota Giovanni Malagò, che avrebbe già raccolto diversi consensi. L’obiettivo condiviso è chiaro: una figura del mondo sportivo, evitando profili troppo tecnici o politici.
La politica non è determinante, ma pesa. Gravina lo ha dimostrato più volte, senza farsi condizionare. Eppure le parole del ministro Andrea Abodi sono state dure: “Il calcio italiano va rifondato, serve un rinnovamento dei vertici”. E ancora: “Non si possono scaricare le responsabilità sulle Istituzioni”.
Un attacco diretto, accompagnato anche dall’ipotesi di un intervento più deciso. Scenario che, con le possibili dimissioni e nuove elezioni, potrebbe però rientrare.
