Femminicidio Michelle Causo, i genitori: “il suo killer usa il cellulare dal carcere”

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Femminicidio Michelle Causo, i genitori denunciano: “il suo killer usa il cellulare dal carcere”

In una recente intervista rilasciata a Il Mesaggero, i genitori di Michelle Causo, la giovane uccisa da un coetaneo nel quartiere Primavalle di Roma e poi abbandonata in strada nel carrello di un supermercato, denunciano il comportamento anomalo del killer della figlia.

Il giovane dal carcere per minorenni di Treviso, dove è recluso, utilizzerebbe i social nascondendosi dietro nickname: “Un anno fa ha trafitto nostra figlia con 36 coltellate, l’ha lasciata morire guardandola agonizzare. Poi l’ha buttata via come fosse spazzatura abbandonandola su un carrello del supermercato accanto ai cassonetti, e ora che fa dal carcere? Invia messaggi alle sue amiche e crea profili Instagram attraverso cui spiare i loro social. Lui che ha dimostrato nel peggiore dei modi quanto possa essere pericoloso, da detenuto, a Treviso, usa il telefono o il pc per incutere nuovamente terrore. Com’è possibile, soprattutto, che gli sia consentito di seguire un laboratorio di informatica quando in passato ha dimostrato di essere un abile hacker con denunce per revenge porn? È uno scandalo”, racconta i genitori della vittima.

Il giovane avrebbe tentato di mettersi in contatto anche con una delle amiche più care di Michelle. La ragazza, racconta il padre della vittima, “era sconvolta, mi ha raccontato che lui, l’assassino, più di una volta e non solo con lei aveva provato a scriverle. Non basta. Guardando tra i suoi follower era spuntata più di una volta l’immagine del ragazzo associata a dei falsi nomi: profili su Instagram e TikTok che poi sparivano. L’ultimo col nickname “no ratts” e l’emoticon di un topo… Meglio non commentare… Avrebbe tentato di rientrare in contatto anche con alcuni suoi amici che, tuttavia, dopo quanto accaduto, non ne hanno voluto più sapere. Ha scritto a una decina di persone: si può fare?”, si chiede l’uomo.

Poi dice di aver contattato la struttura carceraria: “Ho chiamato, mi sono qualificato e ho chiesto di parlare conla direzione, ebbene, mi hanno chiuso il telefono in faccia”, rivela. L’avvocato della famiglia, Antonio Nebuloso, chiederà formali spiegazioni attraverso la pm Anna Di Stasio. “Quel che è accaduto è molto grave”, afferma.

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È possibile che venga avviata un’indagine interna al carcere minorile di Treviso. La famiglia Causo chiede anche “l’invio degli ispettori del ministero di Giustizia. Non si può subire un’umiliazione del genere dopo che ti ammazzano una figlia in quel modo. Altro che corsi di informatica, dovrebbe fare un corso di educazione civica visto che in un anno non ha imparato nulla. Anzi continua ad agire senza regole e senza alcun rispetto per gli altri”.

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