Denise Pipitone, archiviata l’inchiesta: “No al colpevole ad ogni costo”

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Denise Pipitone, archiviata l’inchiesta: “No al colpevole ad ogni costo”. Il legale di Piera Maggio non ha commentato

Il gip del tribunale di Marsala ha archiviato l’indagine sulla scomparsa di Denise Pipitone, accogliendo la richiesta della Procura. In quest’ultimo filone di indagine gli indagati erano quattro: Anna Corona, Giuseppe Della Chiave e i due coniugi, Antonella Allegrini e Paolo Erba, accusati di false dichiarazioni al pm.

Gli avvocati di Anna Corona, Gioacchino Sbacchi e Fabrizio Torre, hanno commentato all’Adnkronos: “Quante colpe ha la stampa nell’aver criminalizzato Anna Corona, assolutamente estranea a questa vicenda. C’è stato un accanimento ingiustificato, ingiustificabile nei confronti di questa donna, che doveva essere colpevole perché a dirlo era la stampa”.

Hanno poi aggiunto: “Abbiamo comunicato la decisione del gip alla signora Corona che non ha nascosto né la sua commozione né la serenità direi olimpica che ha sempre avuto, affrontando una vicenda più grande di lei.. Senza presunzione, non c’era nessun elemento, erano tutte considerazioni, opinioni, interpretazioni buttati là per la stampa”.

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L’avvocato di Piera Maggio, Piero Franzitta, che si era opposto alla richiesta di archiviazione, non ha commentato. Le motivazioni del Gip, riportate dal quotidiano Today, dicono che: “Compito del sistema giudiziario non è quello di trovare a tutti i costi un colpevole, a prescindere dalla verità degli accadimenti e dalla sostenibilità di un’accusa in giudizio, onde ‘attutire’ in qualche misura l’immenso dolore delle persone offese e o soddisfare il desiderio di giustizia e verità per Denise non solo insito naturalmente nelle persone offese, ma ormai ‘fatto proprio’ dalla generalità dell’opinione pubblica, che da sempre segue con estremo interesse ed empatia la drammatica vicenda di cronaca”.

“Con tali considerazioni – ha scritto il giudice delle indagini preliminari – non si intende certo incoraggiare il silenzio o la reticenza di chi, anche col privilegio del dubbio, possa fornire informazioni di qualsiasi tipo potenzialmente utili alle indagini” ma al contrario “si ritiene fermamente che sia compito della magistratura vagliare con scrupolo qualsivoglia pista percorribile nella ricerca della verità, anche e soprattutto a distanza di così lungo tempo dai fatti, quando ogni ‘appiglio’ investigativo appare meritevole di approfondimento”.

Poi ha ammonito, scrivendo: “ma se nell’incoraggiare chi sa a ‘parlare’ un notevole contributo può derivare (laddove non sia sufficiente il senso civico), ed è nella specie derivato, proprio dalla diffusività dei media, deve tuttavia sottolinearsi come purtroppo, nel caso di specie, quello che la Procura ha definito il ‘corto circuito mediatico/giudiziario che si è venuto a creare’ abbia anche ingenerato, molto pericolosamente, ‘false piste e inutili speranze'”.

Questa archiviazione per il giudice: “non significa abbandonare ogni speranza o concreta possibilità di far luce sull’andamento dei fatti. Anzi, come sottolineato dal pm è interesse della Procura, è interesse della magistratura nel suo insieme perseguire la verità e continuare a indagare laddove auspicabilmente emergano ulteriori elementi suscettibili di approfondimento per comprendere cosa sia accaduto Denise e perseguire penalmente i responsabili del suo sequestro”.

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