Caso bracciante agricolo morto, un testimone inchioda il datore di lavoro

Caso bracciante agricolo morto, un testimone inchioda il datore di lavoro

Caso bracciante agricolo morto, un testimone inchioda il datore di lavoro: “È andato a farsi una doccia e ha lavato il furgone”

Satnam Singh, il bracciante indiano di 31 anni, è morto il 19 giugno 2024 all’ospedale San Camillo di Roma, due giorni dopo un terribile incidente sul lavoro in un’azienda agricola a Borgo Santa Maria, nelle campagne di Latina.

La Procura di Latina ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e omissione di soccorso a carico del titolare dell’azienda, Antonello Lovato. Singh, dopo l’incidente in cui aveva perso il braccio destro e riportato gravi ferite alle gambe, è stato abbandonato dal suo datore di lavoro per poi essere soccorso solo dopo diverse ore.

Oltre al reato di omicidio colposo e omissione di soccorso, il titolare dell’azienda è indagato anche per caporalato. Si sospetta infatti che Singh, come altri braccianti che lavoravano nell’azienda, fosse pagato in nero e non avesse un regolare permesso di soggiorno.

Ad inchiodare Antonio Lovato ora sarebbe la testimonianza – riportata da La Repubblica – di un altro lavoratore, il quale avrebbe riferito: «Il signor Lovato non era in preda alla paura. Ha trovato il tempo di spegnere la macchina agricola, caricare il corpo di Satnam sul furgone, abbandonarlo davanti a casa. È andato a farsi una doccia, ha lavato il furgone e cercato due avvocati. La moglie di Navi lo aveva pregato di portarlo in ospedale».

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Questa testimonianza stride con le parole del cugino di Lovato, che aveva riferito: «Antonello si è fatto prendere dal panico. Ha visto quel sangue, la moglie di Navi che urlava: ‘A casa, a casa’. L’ha portato lui in furgone e ha atteso che arrivasse l’ambulanza. È stato il caporale, un indiano, a convincerlo a lavare il pullmino».

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